Web 3.0 come evoluzione profittevole del Web 2.0


Scritto il 4 febbraio 2009 alle 11:33 da Nereo  |   View blog reactions



Il problema del Web 2.0 è la mancanza di un modello di business che renda sostenibile la produzione dei contenuti dal basso.

Qualcosa che  faccia passare dal volontariato editoriale alla quotazione del proprio lavoro in linea con quello che si può percepire dal proprio lavoro “tradizionale” (boring job).

Una proposta di evoluzione del web 2.0 in un web 3.0 che sia la naturale maturazione di un modello bello ma inefficace. 
Eccezionale ma improduttivo nel medio periodo …e sicuramente una rivoluzione che rischia di essere mancata o almeno rallentata.

Una bella sintesi è questa: 

no founding no revolution

even revolutionaries need to get paid

Presentazione di Johannes Bhakfi (che ha creato anche un gruppo su SlideShare) assolutamente da guardare.
Poi possiamo parlarne :-) 

Web3.0   



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Postato il 4 febbraio 2009 alle 11:33 all'interno della categoria società digitale, web 2.0.
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  • http://luca.bo.ve.it Luca

    Sto notando in giro un sacco di post su come rendere profittevoli i business su Internet.
    Mi ricorda tanto il 2001 …

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  • http://www.bestwebseo.net/ Free Seo Test

    Fantastica slideshow! E’ vero, col Web 2.0 si arrichiscono molto alcune persone (manager e proprietari delle piattaforme), mentre noi poveri autori prendiamo quella piccola parte di profitto derivante dagli ads.
    Questo Web 3.0 descritto nella slideshow sarebbe fantastico, ma è un’utopia perchè altrimenti ci sarebbero le attuali grandi aziende (per esempio, Google) che sarebbero private di molti guadagni. Dovranno licenziare persone e ridurre gli attuali servizi. Cosa farà questa gente? Si metterà tutta a scrivere post per guadagnare? Non credo…

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  • http://www.matteobalzani.it Matteo

    Mah, se devo essere sincero mi pare molta fuffa…
    Mi fa un po’ ridere sentire parlare di Web3.0 quando la maggior parte delle aziende e’ al Web0.1

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Ciao Matteo :-)
    Non fermarti al nome (che si chiami web 3.0 o web 2.0 che “sta in piedi” …o “che zoppica ancora” è lo stesso).

    La visione di un sistema alla Adsense per intenderci ma creato e gestito solo dagli editori (con spartizione completa della torta) potrebbe essere una evoluzione mentale e metodologica interessante.

    Raffino un po’ di idee che mi stanno venendo e le metto in un post.

    PS (per Matteo): smettila di svaligiare lo shop aziendale ;-)

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  • http://www.matteobalzani.it Matteo

    a Nere’, tra lo sconto e il dollaro debole sarebbe un peccato non comprare :)

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  • http://www.arscolor.com Stefano

    Ciao Nereo,
    attratto dal tuo interessante stimolo ho letto la presentazione di Bhakfi : mi ha deluso.
    Sorvoliamo sulla definizione di web 3.0, in merito al quale ho idee differenti.
    L’autore scrive che tante persone producono contenuti e soltanto una ristretta minoranza ne trae guadagno.
    Corretto.
    E allora?
    Già oggi gli autori capaci di attrarre audience possono rendere profittevole la loro attività.
    Gli altri, la grande maggioranza , non credo possa ragionevolmente sperare di lucrare su contenuti privi di interesse.
    Fra l’altro il concetto stesso di bene economico si basa sul concetto di “scarsamente disponibile”. Se l’oro crescesse nei giardini non varrebbe più nulla.

    Forse sono io che non ho colto il punto, a me questa presentazione è sembrata più che altro il lancio di un nuovo servizio web .

    A presto !
    Stefano

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