Tecnocrazia italiana
Mi ero già sfogato parlando di Fioroni e del Digital Divide che spacca la società italiana.
Oggi, prendendo spunto da un pezzo di Luca De Biase voglio ritornarci sopra perché quello che scrive Luca è scandalosamente vero e merita un supplemento di riflessione.
Tutte le fotografie che vengono fatte dell’Italia sono sempre in chiaroscuro e mostrano un paese a due velocità. Non sto parlando di Nord-Sud, l’argomento è l’accesso alle informazioni e ai servizi che la rete fornisce a tutti ma che sono accessibili sono a una minoranza.
Apro una parentesi.
Nella foto: il computer del progetto di Nicholas Negroponte One Laptop Per Child… un modo subliminale di comunicare che non ci possiamo più permettere di cincischiare più di tanto.
Ho sentito personalmente Negroponte dire che in un esperimento sociale in Centrafrica un gruppo di ragazzini in un paio d’ore da quando hanno ricevuto il loro Laptop sono riusciti a registrare e uploadare su Youtube il loro primo video.
Chiudo la parentesi.
I temi sarebbero tantissimi ma due sono i più rilevanti:
- La formazione delle opinioni, grazie al più facile accesso alle informazioni e alle più disparate fonti, che genera una distorsione del meccanismo democratico di un paese come il nostro.
- Il vantaggio competitivo di poter sfruttare la Rete per ogni attività sia di business che personale con – come minimo – consistenti risparmi prima ancora di potenziali maggiori guadagni.
Sul primo punto non posso neanche dire che sia una mossa dei nostri politici per calmierare e controllare l’opinione pubblica perché, appartenendo loro in stragrande maggioranza alla “fascia debole” di questo digital divide, non vedo come possano comprendere e intervenire con senno su questi meccanismi.
Sul secondo aspetto, è incredibile come si continuino a sprecare opportunità di rendere molti processi più efficaci grazie alla Rete e ai suoi strumenti.
A dirla tutta, sia io che te che stai dedicando qualche minuto del tuo tempo a leggere queste righe, apparteniamo per forza di cose alla fascia privilegiata di questo mondo.
Perché preoccuparcene quando un incremento della forbice può solo favorirci?
Guardandola in modo cinico, la nostra società si sta avvicinando a un modello tecnocratico dove chi padroneggia la tecnologia – e ne può disporre appieno – gode di un potere e di opportunità inaccessibili alla massa indistinta della popolazione del paese in cui vive.
Però a me questa cosa sta a cuore e mi piacerebbe immaginare uno scenario dove le prossime generazioni possano ricevere in eredità un sistema-paese migliore piuttosto di doverselo costruire da soli fra 10 o più anni quando arriveranno in massa in qualche posizione utile.
Mi sforzo di non dare tutta la colpa alla politica… ma un segnale forte deve arrivare da lì perché altrimenti le posizioni protezionistiche del mercato delle telecomunicazioni non si possono schiodare e le scuole non possono aiutarci.
Ma, nonostante questo, cosa ne facciamo della gran parte dei decisori che oggi sono nelle stanze dei bottoni e che, a causa dell’età troppo giovane della Rete, non ne sono mai diventati utilizzatori?
E quindi che stanno – anche se non lo sanno – il divario digitale lo stanno guardando dal basso?

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