Squilibri del mercato SEO italiano
Il mercato del SEO nel nostro paese è ben strano.
I dati che ci arrivano sono spesso squilibrati a seconda dell’angolazione dalla quale li si guardi.
Eccoti un esempio.
Siamo tutti d’accordo che la crescita quantitativa sia eccezionale e costante da almeno due anni.
Allora, come spiegare questo grafico preso dalla Survey sullo stato dell’industria del SEO realizzata da SEOmoz di cui ho ricevuto i risultati in questi giorni?
Questa è la distribuzione delle retribuzioni (lorde) dei SEO nei diversi paesi che maggiormente hanno risposto alla survey:
Com’è che assomigliamo così tanto all’India?
E com’è che il 50% degli addetti SEO italiani dichiarano meno di 30.000 $ lordi? …circa 19.000 € lordi? Ribadisco: lordi.
Va detto (e c’è anche nella ricerca) che andrebbe valutato il potere di acquisto del denaro nei diversi paesi… ma normalizzando tutto in dollari (e con il cambio vantaggiosissimo che abbiamo ora) questa è una fotografia molto scura dello stato dell’industria del SEO in Italia… o almeno del “dietro le quinte”.
Provo ad abbozzare delle risposte.
A caldo, ti direi che è tutto dovuto a una grandissima frammentazione nelle agenzie (che troppo spesso sono costrette a rimanere singoli professionisti) causata dai micro-investimento che le aziende destinano oggi – mediamente - al SEO. I grossi investitori si stanno muovendo ma il mercato resta ancora grandemente frammentato.
Le agenzie nascono (un po’ troppo spesso si scindono) e non si sviluppano …e di conseguenza non lo possono fare le retribuzioni del loro personale.
A riprova della teoria sulla domanda italiana tutt’altro che matura c’è, ad esempio, il fallimento del Search Engine Strategies 2008 di Milano che è appena stato spostato a data da destinarsi presumo per carenza di pre-iscrizioni.
Va bene che le agenzie che operano in Italia siano costrette a lavorare (e a tentare di crescere) in un paese che rappresenta il peggior ambiente possibile per il numero dei vincoli, delle gabelle e dell’immobilismo riscontrabile. Senza andare a parlare del tradizionale clientelismo – peculiare dell’Italia – alla base di molte decisioni sulla selezione dei fornitori… sia nel pubblico che nel privato.
Però questo non basta: nonostante la difficile situazione, diverse agenzie italiane sono riuscite a crescere sia in dimensione che in qualità del loro lavoro ![]()
Ma molto probabilmente sono troppo poche…
Io provo a darmi delle risposte… ma non sono assolutamente sicuro di aver capito cosa stia succedendo.
Per questo mi interessa molto il tuo contributo.
Secondo te, a cosa può essere dovuto?

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