Riflessione sulla morte annunciata di Italia.it
Oggi, in perfetto stile politico (leggi: si strombazzano le inaugurazioni e si tacciono i fallimenti) il portale Italia.it è stato letteralmente abbattuto, senza neanche l’accortezza di una pagina di commiato che fungesse da lapide commemorativa.
Il sito, semplicemente, non si carica.
Se non fossero arrivate indiscrezioni da parte dei diretti interessati (es. dalla redazione come scrive Anna Masera) e non ci fosse stata la blogosfera il fatto sarebbe passato sotto silenzio.
La prima segnalazione che ha fatto arrivare la news in home sul Corriere è infatti del blog di Federico Cella, Vitadigitale.
La cronaca della strategia di comunicazione penso faccia capire molto bene quanto la politica sottovaluti la Rete. La strategia che hanno utilizzato (quella dello struzzo, per intenderci) poteva andare bene negli anni ’80. Oggi le cose si imparano, girano e trovano la loro strada verso un pubblico sempre più grande ogni giorno che passa.
Il mio vero rammarico non è di trovare un colpevole fra gli schieramenti, o di individuare responsabilità fra le aziende appaltatrici.
Sono avvilito dal fatto che sia il sistema stesso che non funziona e mi convinco ogni giorno di più che non possa essere riparato.
Per uno scandalo che ha a che fare con la rete – su cui siamo molto competenti e attenti – se ne consumano ogni ora in tantissimi altri settori.
Viene da pensare che sia meglio augurarsi che la politica non si interessi affatto di queste questioni… viene da chiedersi cos’altro ci aspetta dopo che il progetto sarà (come sembra) semplicemente assegnato da Sviluppo Italia a un altro ente pubblico (Enit?).
Su una cosa nutro qualche speranza (mal riposta, temo): si portaranno via anche questo qua?

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