Pressapochismo dei consulenti


Scritto il 10 aprile 2009 alle 13:55 da Nereo  |   View blog reactions



Una cara amica, appena terminata l’università, è stata assunta da un’agenzia pubblicitaria.

E’ ai suoi primi giorni di lavoro e, sapendo che lavoro faccio, mi contatta via Skype e mi chiede cos’è il “web 2.0″.

Argh!

Mentre provo a spiegarle in due parole di cosa si tratta mi dice che è stata assunta per curare un importante progetto sui Social Network che l’agenzia deve portare avanti.

Andiamo bene… i clienti saranno indietro ma le agenzie pubblicitarie italiane pur di vendere un servizio “alla moda” si comportano con un pressapochismo scandaloso.

Credo che per assumerla le abbiano chiesto se usa Facebook e la risposta positiva sia bastata per eleggerla al ruolo.

Non ho approndito oltre. Non era il caso.



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Postato il 10 aprile 2009 alle 13:55 all'interno della categoria Pensieri sparsi, Pubblicità 2.0.
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  • http://andreapinti.com Bau

    Ciao Nereo.
    Ti porto la mia esperienza nel “campo”.

    Tempo fa ho fatto un colloquio in una delle più importanti agenzie stampa italiane per un fantomatico progetto “web 2.0″, e al colloquio mi hanno detto cose come (testuale) “Noi vorremmo che tu ci dicessi come fare soldi con facebook”… al che mi viene da chiedermi se hanno presente come funzionino i social network.

    In più, ultimamente, un’altro colloquio per andare a curare la parte social di un agenzia di comunicazione, ovvero gestire una decina di account sui siti che ora vanno (twitter, facebook, youtube, delicious, flickr ecc.).

    Non è una novità che quindi più o meno tutte le imprese si stiano muovendo su questo campo, basta guardare il caso fiat (http://twitter.com/fiatontheweb). Che poi si affidi il tutto a “pischelletti” disinformati che giocano su internet come posso essere io, la tua amica, o un infinità di neolaureati, è sintomo del fatto che non sanno bene come investire su questi mezzi.

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  • http://www.alessandroronchi.com Alessandro Ronchi

    Io non lo definirei pressapochismo, si tratta di vera e propria mancanza di deontologia o, in altri termini, di concorrenza sleale. Ci si fa forti di una reputazione, magari conquistata con merito ma in tutto altro ambito, per andare ad offrire servizi di cui non si possiedono conoscenze e competenze. Sintomatico è il fatto, ad esempio, che molti progetti web siano affidati ad agenzie di comunicazione che spesso non hanno la minima idea di cosa possa esserci oltre un progetto grafico. Occorrerebbe avere l’onestà di arrivare dove si può e di lasciar fare il resto a chi lo fa per mestiere, senza voler lucrare sempre e a tutti i costi sul lavoro altrui.
    Saluti, Alessandro

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