Long Tail e la maturità di un mercato di online advertising


Scritto il 23 settembre 2007 alle 13:05 da Nereo  |   View blog reactions



PREMESSA 

La Long Tail (evvai con un altro link a wikipedia…) è stata sviscerata veramente a fondo, almeno nel nostro ristretto stagno di operatori del Search Marketing.

Il fenomeno è stato per certi versi appassionante, una rivoluzione nel modo di pensare e proporre i nostri stessi servizi.
La frammentazione delle ricerche – divenute praticamente atomiche – ha portato alla ribalta la miopia delle campagne basate su un paniere ristretto di top-keywords punto e basta.

A dirla tutta ci sono pareri che fortunatamente hanno riportato la discussione su un piano di dibattito, evitando – almeno per noi che li abbiamo letti – di scadere nell’ennesima hype consulenziale.
In questa direzione ho apprezzato molto l’intervento di Johnnie dal titolo molto esplicativo: “È più lunga la coda corta di un elefante che la coda lunga di un topo:-)
In assenza di varietà e abbondanza dei contenuti la coda dell’elefante vince ancora (con buona pace dei fanatici dell’hype).

FINE PREMESSA

Navigando qua e là sono incappato in questo report basato su dati AdRelevance di Nielsen//Netratings (via MarketingCharts):

 AdLink sponsorizzati per categoria

Beh, il 52% sono impressions di link sponsorizzati che non appartengono a nessuna delle categorie principali recensite.
No viaggi, no finanza… addirittura una miseria per una corazzata dell’adv offline come il settore automotive.

Proviamo ad applicare il concetto di Long Tail non tanto ai prodotti di una categoria merceologica o ai concetti che si possano ricondurre a un singolo sito ma estendiamolo al mercato nel suo complesso cioè alle aziende e a tutti i loro prodotti/servizi.

La pubblicità online si rivolge a un “mercato dalla coda lunga” perché è quella dei clienti reali o potenziali delle agenzie di Search/Web Marketing.
Provo a spiegarmi in modo diverso: la situazione descritta – probabilmente basata su dati USA (anche se non viene indicato) – dimostra chiaramente che c’è una Long Tail evidente che resta ben salda anche alla prova di varietà ed abbondanza ricordata da Johnnie. 
E’ quella che riguarda le gli investitori pubblicitari e la loro “varietà e abbondanza“.

Nella pubblicità tradizionale siamo portati a considerare alcuni settori come i reali big spender della pubblicità: automotive, telecomunicazioni fisse e mobili, finanza e così via. Da soli coprono – o così sembra in Italia – la gran parte della raccolta pubblicitaria almeno nei media a più alto valore/costo.

Io questo report lo leggo così: se andiamo a sommare le impression che raccolgono gli annunci pubblicitari online dei big spender non copriamo neanche la metà di quello che gira nel totale del keyword advertising.

Dal mio punto di vista la vera coda lunga è quella che hanno attaccata dietro i “nostri” potenziali clienti che operano in mercati/business che ancora non stiamo coprendo (sto parlando “da agenzia”).

Mi balza alla mente che questo possa diventare un indicatore molto preciso della maturità di un mercato: quanto vale la coda lunga delle categorie “non classificate”?
Scommettiamo che in Italia sarà molto ma molto meno di quello che si vede in questo report? (chiaramente d’oltreoceano)

Cosa ne pensi?
C’è altro che si può leggere dietro a questi dati?

Technorati Tags: long tail, coda lunga, mercato, marketingcharts



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Postato il 23 settembre 2007 alle 13:05 all'interno della categoria Search Marketing.
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