La sentenza Google – Vividown


Scritto il 25 febbraio 2010 alle 17:33 da Nereo  |   View blog reactions



Un pensiero sulla sentenza di condanna dei manager di Google emessa ieri.
I temi sono delicati e quindi spero di non essere frainteso. Io di mio ci metterò quanta più attenzione possibile.

L’articolo più sprezzante che ho letto è quello di Anna Masera su La Stampa che usa l’analogia della società Autostrade che non controlla la patente di chi ci entra e che quindi nessuno si sogna di interpellare se un minorenne si fa l’autosole alla guida di una fuoriserie.
I toni in alcuni punti sono duri e sono quelli di chi ama la Rete e quello che rappresenta. La capisco, davvero.

Comunque non è questo il (mio) punto. Provo a fare un passo indietro.

Ai ragazzi che hanno compiuto questi atti nei confronti di un ragazzo autistico, che hanno filmato deliberatamente tutto e deciso di pubblicare i video su Internet sono stati assegnati una decina di mesi di volontariato (immagino qualche ora alla settimana).

La bolla mediatica ci sta facendo dimenticare che i primi artefici – i colpevoli – di tutto questo sono loro.
Che l’attacco deliberato e (permettimi i toni) orrendo l’anno compiuto loro e nei confronti di una persona indifesa.
I compagni di classe guardavano e se ne sono fregati. Insegnanti e preside non mi risultano pervenuti.

Le famiglie degli studenti …bah :-(

E in tutto questo, come fanno tre manager di Google a beccarsi una condanna a 6 mesi di carcere dopo una richiesta del PM di addirittura 1 anno? (che almeno non sconteranno)

Un amico grillino mi segnala questa chiosa dura ma efficace:

YouTube (Google Video, nota mia) ha reso pubblico un reato. Qualcuno è stato punito per quel reato? Si è punito chi ha rivelato uno spaccato delle scuole italiane e del bullismo da quattro soldi con genitori assenti o complici del comportamento dei loro figli. I dirigenti di Google non solo sono innocenti, ma dovrebbero ricevere una medaglia.

La sentenza è un monito: i disabili nelle scuole italiane si possono pestare, ma in incognito.
E’, come chiunque può capire, un problema di privacy.

Non entro nel merito della legge che potrebbe, come argomenta qualcuno, essere realmente  applicabile – o interpretabile - in questo modo.
Nel qual caso, aggiungerei io, sarebbe comunque lecito proporre di cambiarla visto che nulla è scolpito nella pietra.

In tutto questo stridono le affermazioni di grande soddisfazione dell’avvocato di Vivi Down, Guido Camera che si lancia a pensare che si tratti di “una sentenza che potra’ diventare un punto di riferimento per chi opera nel settore delle nuove tecnologie e per chi deve legiferare‘”.  Peccato.

Va da se che la Rete non se la passa affatto bene in Italia, mannaggia :-(



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Postato il 25 febbraio 2010 alle 17:33 all'interno della categoria Pensieri sparsi, società.
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  • http://fcoraz.blogspot.com/ fcoraz

    Nereo, se posti un video della Uefa Champions League di calcio, Google-YouTube te lo cancella in pochi minuti, se il video ritrae un ragazzo autistico picchiato invece no, perché secondo te?

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    @fcoraz
    Non fraintendermi, il mio post non è di difesa a Google.

    Mi chiedo solo perché chi picchia un bambino autistico, lo filma e lo sputtana mettendolo su Internet per deriderlo ulteriormente si becca qualche ora di volontariato e il sito su cui viene caricato il video ha i dirigenti a cui si chiede(rebbe) di andare in carcere.
    E’ quello che stona …IMHO.

    Sull’esempio che citi ti rispondo (sghignazzando ;-) ) che manco sapevo che i video della Champions fossero censurati …sono in sciopero dal calcio da tanti di quegli anni che ho perso il conto.

    Però la cosa mi incuriosisce e ti direi così su due piedi che forse se pubblico un gol ma non lo taggo e descrivo in alcun modo e, magari, lo faccio non il giorno dopo la partita forse non lo trovano così facilmente perché immagino faranno una prima scrematura con un sw ad hoc.

    Però mi viene comunque il dubbio che, nel lontano 2006 che se non vado errato è l’anno del video incriminato, messo che la Champions si chiamasse di già Champions ;-) un video della manifestazione sarebbe rimasto lì – su Google Video – senza problemi per un bel pezzo.
    Sembra quasi di parlare di preistoria (!) :-)

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  • http://fcoraz.blogspot.com/ fcoraz

    I due pirla che hanno menato il ragazzo autistico erano minorenni e hanno giovato di un rito abbreviato (con relativo sconto di pena), Google invece non ha mai cercato percorsi processuali alternativi perché pensava (e pensa) di aver ragione, da qui la maggior durezza delle pene erogate.

    Il filtro sui video inerenti le partite di calcio della Champions League c’era già nel 2006 come sussiste ora: allora come adesso, Google ha implementato una serie di controlli meccanici e manuali atti all’eliminazione dei video che ledono diritti televisivi altrui. Lo fa perché la Uefa ha minacciato più volte di fargli causa se la sua esclusiva fosse stata violata.

    Su Youtube trovi tranquillamente video della Serie A italiana perché la Lega Calcio non ha mai sollecitato seriamente Google al loro oscuramento. E quindi G. non ha mai perso tempo per effettuare questo tipo di controllo, cosiccome lo stesso G. non ha oscurato immediatamente video in cui vengono maltrattati esseri umani… Chissà che questa sentenza non renda l’editore Google responsabile anche dei contenuti che espone, oltre che del fatturato pubblicitario che essi generano.

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Sorry per l’ignoranza calcistica e di quello che ci gira intorno. Ok, tutto chiaro il discorso dei diritti Uefa ;-)

    Mi resta solo il dubbio che sia più facile fare un algoritmo per beccare i video della Champions (basta il titolo direi) rispetto a quello su un fatto così “strano”.

    C’è da dire che non posso pensare che la tesi di aver lasciato deliberatamente il video di un disabile picchiato sia stato fatto volontariamente.

    Non generava alcun guadagno e rischiava un ritorno di immagine negativo pazzesco a un’azienda che su quel punto ha costruito una fortuna.

    Mi spiego meglio: credo alla malafede delle persone nel mondo ma al suicidio nella propria strategia di comunicazione e di brand no.

    Tu sostieni che lo sapessero e l’abbiano volontariamente lasciato perché faceva qualche centinaio di page-views?

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  • http://fcoraz.blogspot.com/ fcoraz

    E’ chiaro che il video sia rimasto on line contro la volontà dell’editore G.e che c’è una differenza tra dolo e colpa; la seconda responsabilità è certamente meno grave della prima: infatti il Tribunale di Milano ha erogato pene miti.

    Le argomentazioni che G. ha portato a propria difesa mettono in secondo piano l’insensata violenza del video contro il ragazzo autistico rispetto alla libertà di espressione, e questo è inaccettabile. Il fatto che anche alcune alte autorità politiche statunitensi abbiano sposato queste tesi mi fa pensare che certe convinzioni siano il frutto di un diverso approccio morale verso la tutela dei più deboli, molto aderente ad un certo darwinismo sociale tipico delle società moderne.

    Tornando all’esempio della CL, G. rimuove i video indesiderati e in pochi minuti non solo attraverso filtri automatici (ovvero indipendentemente dal nome del file, della descrizione o dei tag presenti) è ed è questo il punto che suffraga la sua responsabilità oggettiva. G. non può essere attento ai contenuti pubblicati solo quando gli fa comodo.

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    No, no… stai esagerando.

    Lascia perdere Google per un po’ perché ho visto che ti inalbera ;-)

    Si tratta comunque di una sentenza emessa per una legge sulla privacy.
    Andare a scomodare considerazioni di darwinismo sociale è una cosa troppo grossa.

    Io ti ribatto questo: visto che fai riferimento a colpa (grave) + “insensata violenza” perché il preside e gli insegnanti non sono stati puniti per non aver vigilato loro stessi dentro i muri della scuola? Perché ne sono usciti illibati i genitori di questi ragazzi?

    Comodo dire che erano minorenni. A loro si applica una colpa di mancata vigilanza anche dei genitori, no?

    Il mio punto è sempre lo stesso: se è tutto vero, o mi commini una pena a chi la colpa ce l’ha avuta per davvero (genitori, scuola) oppure rimaniamo su una sentenza emessa per un motivo “loffio” e cioè la privacy.

    Mi spiace (ma tanto) ri-citare Grillo: puoi compiere atti di “insensata violenza” come vuoi ma guai a pubblicarli su Internet sennò violi la privacy.

    Anche io sono inalberato. Ma per il fatto che dopo tutto questo ne siano usciti tutti i colpevoli dell’atto con una pacca sulla spalla.

    E su questo Google purtroppo non c’entra null a:-(

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  • http://fcoraz.blogspot.com/ fcoraz

    Non si può derubricare ad “inalberarsi” il fatto di difendere l’operato di un Tribunale della Repubblica o rispettare i relativi dispositivi decisionali; purtroppo in questo Paese richiedere o osservare l’operato della legalità è considerato un fatto eversivo, ma questo è un altro problema, non in tema nel commento del tuo post.

    Stiamo discutendo sul fatto che un editore (quale G. è, anche se non gli piace “subirne” le conseguenze) rispetti o meno le regole del Diritto in Italia vigenti. Se il Corriere della Sera pubblicasse il messaggio di un neonazista che nega l’Olocausto sarebbe responsabile del reato ascritto…

    Come argomentazione citi i minorenni responsabili del maltrattamento sul coetaneo non incorsi nei rigori della legge: ma si tratta, come scrivevo, di imputati che hanno giovato degli sconti sulle pene concesse a minorenni, optanti per i riti abbreviati e per gli incensurati (innovazione introdotta con la legge denominata “ex-Cirielli”) .

    Ora il fatto che i genitori degli autori del vergognoso episodio di violenza non abbiano ricevuto una sentenza draconiana (e, così come loro, insegnanti e preside dell’istituto scolastico) non lenisce in alcun modo le responsabilità penali di G., io non conosco il percorso processuale di quei cittadini: se hai elementi in merito, puoi pubblicarli così da fare chiarezza aggiungendo elementi probatori.

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