La politica ha scoperto Internet (e lo ha fatto male)
Le elezioni amministrative (in primis) e le europee segnano, almeno nella mia personale esperienza, la scoperta di Internet a fini elettorali da parte della politica italiana.
Il problema è l’uso che ne stanno facendo i candidati: in diversi casi elementare e in altri addirittura contrario alle policy di rete o alle stesse leggi che in passato hanno approvato.
In alte parole, chi oggi usa maldestramente questi strumenti viola norme - ad esempio sull’e-mail marketing – che ha promulgato esso stesso negli anni scorsi (!).
Un tipico assurdo italiano.
A volte sembra di vedere un dinosauro che si muove in una stanza piena di cristalli.
Maldestro, per forza.
Qualche esempio creativo?
Beh, un politico molto in vista nella mia provincia, per quanto persona capace e che stimo, non può spammarmi con una bella indicazione sulla privacy che dice che il mio indirizzo è stato estratto da elenchi di pubblico dominio quando mi scrive sulla mail che ho utilizzato solamente per l’iscrizione all’albo degli ingegneri.
Ok, l’albo è una cosa pubblica (serve per certificare la professionalità di chi ne fa parte) però questo non gli da la possibilità di grabbare tutti gli indirizzi degli iscritti a di inviare loro una comunicazione elettorale non richiesta.
A volte lo spam arriva senza alcuna indicazione su come l’indirizzo sia stato rinvenuto, di chi lo stia trattando, per cosa e come si faccia a cancellarsi (bah, che scopo avrebbe? Oramai la mail me l’hai mandata, le prossime elezioni sono fra anni e probabilmente cambierai consulente e dovrai forse ricostruire da zero il data base ecc. ecc.).
Il problema, soprattutto nella politica locale, sono i consulenti – anch’essi locali – che tengono a essere più “allegri” delle agenzie con un minimo di “faccia” da tutelare.
Un appello alla politica: quando legiferate su Internet fatelo dopo aver verificato l’uso che ne fate. E quando scegliete un consulente, verificate che sia competente.
Perché, purtroppo per responsabilità vostra (e qui c’è poco da dire), un informatico non basta. Serve un avvocato che spieghi all’informatico come gestire – nel rispetto di tutte le norme – il trattamento dei dati come da voi deciso tempo addietro (si parla del 2003, non di ieri l’altro).
Proseguo nell’appello: va bene che abbiate percepito che Barack Obama ha vinto le elezioni grazie a Internet (tipico titolone semplicistico da quotidiano) ma questo non vuol dire che l’abbia fatto senza progetto, senza strumenti, senza conoscenza, senza consulenti capaci. Una cosa è certa, Obama ha sicuramente utilizzando meglio l’e-mail marketing.
Si capisce che son un po’ contrariato?
PS: l’informativa sulla privacy della mia azienda è di quattro pagine scritte fitte. E mi è costata in termini di tempo e consulenze legali (ben pagate). Avete fatto così anche voi (politici, nda) nel vostro mass mailing elettorale? Avreste dovuto …perché l’avete deciso voi.