L’ infocommerce batte l’e-commerce
L’osservatorio sull’Infocommerce del lontano 2004 di Anee/Assinform finanziato dall’allora Overture Italia è una delle mie personali pietre miliari.
Finalmente si riusciva a parlare di Internet come strumento di business utilizzabile anche dalle grandi marche e soprattutto anche in Italia perché il panel analizzato era tutto italiano.
Ho scoperto oggi lo studio The Multi-Channel Shopping Transformation Study di e-tailing grazie a una segnalazione di eMarketer.
Una dei dati più interessanti che emergono da questo studio è come le vendite offline (GDO, negozi ecc.) guidate dall’infocommerce siano maggiori – e crescano a un ritmo più elevato – rispetto alle vendite online.
L’infocommerce cresce e diventa un fenomeno con il quale confrontarsi per davvero prima o poi.
Tra le varie cose si porta dietro anche tutto il rapporto con i contenuti generati dagli utenti e i problemi sulla brand reputation.

Mentre il 19% degli shopper dichiara di partire da una visita in un negozio per poi terminare con un acquisto online, il 37% prima naviga su Internet per informarsi e poi acquista in negozio.
Volendo semplificare al massimo un possibile comportamento sappiamo che Internet è il canale preferito dove raccogliere informazioni (soprattutto per chi ha una insofferenza per i commessi), dove ottenere la scelta più ampia e comparare prezzi e pareri.
Spesso però le spese di spedizione o la paura della gestione di resi e riparazioni convincono i consumatori (persino gli evolutissimi internettiani d’oltreoceano) ad acquistare fuori dalla rete.
Ovviamente (almeno per noi addetti ai lavori) i motori di ricerca emergono ancora come il primo veicolo in assoluto che i consumatori utilizzano per orientare i propri acquisti e ricercare gli shop in cui acquistare un prodotto che hanno già in testa.
Ma quale sarà la percentuale di e-commerce italiani accessibili ai motori di ricerca?
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