Indicatori economici: bisognerebbe chiedere a Google


Scritto il 19 gennaio 2010 alle 15:03 da Nereo  |   View blog reactions



Da sempre il mondo degli affari, la società e la politica si affidano a indicatori economici, forecast e rating fornite da agenzie private specializzate, banche d’affari o uffici studi di Stati o associazioni (come Confindustria).

Il problema di questi indicatori, come ampiamente dimostrato in più casi, è che sono sempre in ritardo, imprecisi (troppa statistica fa male) e – come nel caso emblematico delle stime sul PIL degli ultimi anni – corrette a priori dopo che il dato oggettivo smentiva la stima.

Anche una scarsa segmentazione degli indici è un ulteriore problema: come sta andando uno specifico settore oggi?
Con una buona associazione di categoria (ben partecipata da tutti i player, grandi e piccoli che siano) questo dato lo posso arrivare a sapere. Ma a priori, molto a priori. Niente real time… e quindi meno valore al dato.

Però esiste un entità, nel mondo conosciuto, che ha tutti i dati sull’andamento dei singoli settori – anche quelli più di nicchia – precisi e aggiornati in tempo reale.
E’ Google.

Grazie a una grande capillarità dei suoi strumenti di Advertising come Adwords (lo strumento è disponibile e utilizzato anche dai “piccoli” in tutti i settori) e dalla sua ampia diffusione nell’orbe terracqueo, Google riesce a misurare le variazioni quotidiane sull’andamento delle diverse industry semplicemente verificando i budget o – più semplicemente – la fluttuazione dei CPC delle keyword “core” che identificano uno specifico settore.

Vuoi sapere se il credito/finance stamattina è in ripresa? Basta leggere il dato legato al CPC delle keyword mutui/finanziamenti e compararlo con quello …anche solo di ieri.

D’altronde Google raccoglie da solo 3/4 dello spending complessivo in pay-per-click mondiale e quindi il dato calcolato su una mole significativa di dati.

Questa mole di dati sono tutti qualitativi, segmentabili per Paese, per micro-settore (si arriva alla keyword in effetti) ecc. nel tempo e con una granularità inarrivabile per chiunque altro.

In realtà si potrebbe cavillare che le aziende che investono online non siano abbastanza per poter essere considerate un campione significativo (come si dice spesso delle ricerche su campioni online vs offline). A questo si può controbattere che la presenza online di moltissimi operatori di un settore unita alla presenza di una eventuale ripresa degli investimenti pubblicitari di un settore può essere sufficiente per dimostrare che quel settore è in crescita/ripresa, almeno nei giorni monitorati (domani volendo si può vedere un fenomeno opposto).

E’ come se l’asta PPC fosse assimilabile al mercato borsistico.
D’altronde è un incontro di domanda e offerta e alla fine del tutto si può vedere se è aumentato o diminuito il valore complessivo di una industry/settore, come se fosse un titolo.

A questo, cosa ancor più sorprendente, Google può connettere le informazioni specifiche sulle ricerche raccolte e misurare l’interesse qualitativo ma anche quantitativo verso una tipologia di prodotto/servizio, un settore o, sempre, un intero sistema paese.

A prescindere dai timori sulla privacy, un importante side effect della sindrome da “grande fratello” che sta accompagnando Google da un po’ a questa parte, è la grande possibilità che offre l’intelligence su tutti i dati con una qualche rilevanza economica che rende Big G un’azienda unica …anche perché non sbandiera questa possibilità e quindi non fa uscire alcun dato all’esterno.

Forse è il caso di guardare Google in modo (ancora) diverso …e di lasciar da parte la discussione – per me solo superficiale - legata alla privacy e i dati personali.

Sicuramente c’è molto di più da dire… io ho solo buttato giù di getto le basi per un discorso.
Tu cosa ne dici? Ne parliamo?



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Postato il 19 gennaio 2010 alle 15:03 all'interno della categoria Search Marketing, società digitale.
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  • http://www.goanalytics.info Marco Cilia

    sono completamente d’accordo. Anche io faccio spallucce quando mi parlano della mia privacy e di Google: che se ne fanno di leggere le MIE email e di sapere che ho un appuntamento dal dentista alle 5? è più significativo leggere TUTTE le email, e sapere di cosa si parla nel mondo. E questo ovviamente vale per tutti i servizi, quindi per tutti i settori. Avevo abbozzato un post per dire – circa – la stessa cosa per quanto riguarda Google Analytics, ma non mi piaceva e l’ho cestinato; in sostanza il discorso è che non hanno interesse a tenersi i dati, tanto è vero che ormai tramite API ti danno tutto, e presto o tardi sarà possibile farsi un Google Analytics personalizzato in tutto tranne che nei dati. Il loro vantaggio è che quei dati li uniscono a molti altri.

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Marco, su GA avevo già pensato all’uso dei dati… anche considerato che è la piattaforma di gran lunga più usata quindi i dati ci sono!
    Ne ho parlato qua se ti va di leggerlo: http://www.totale.it/google-analytics-e-la-meta-del-suo-mercato-1341.html

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  • http://www.goanalytics.info Marco Cilia

    l’avevo letto a suo tempo, ovviamente :)

    la questione è realmente interessante: Google come oracolo? più che altro, secondo te Google usa le informazioni per fare previsioni sull’andamento dei titoli di borsa, e quindi operare di conseguenza? (mi pare che anche le società possano operare in tal senso, purché non diventi il core business)

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Non so se lo facciano… ma so che sarebbero sicuramente i più informati per riuscire a farlo al meglio rispetto a chiunque altro, banche d’affari comprese (ed è questo il bello).

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