Il precariato editoriale e la responsabilità sociale nell’era di Google


Scritto il 20 agosto 2007 alle 11:41 da Nereo  |   View blog reactions



Il caso di Robin Good (premessa, svolgimento ed epilogo) ha il vantaggio di aver posto i riflettori su un problema non da poco: il valore di Google per l’editoria online.

Marco Camisani Calzolari riassume la vicenda e il suo punto di vista con un titolo volutamente scioccante: La “questione digitale”: quando la tua vita dipende da Google.

Il punto è questo: come sopravvivere a una penalizzazione di Google quando il tuo business dipende per la quasi totalità dagli introiti che il motore di paga (tramite Adsense) sui click che fanno i visitatori che il motore di porta?

Quoto una lucida riflessione pre-vancanziera di Marco Montemagno:

Google è il socio di maggioranza di tutti gli editori online e della stragrande maggioranza dei siti che fanno business (se Google ti toglie dai suoi indici chiudi).

Veniamo ai punti di vista emersi nei numerosi commenti raccolti dalla blogosfera in questo week-end:

a) Da una parte gli editori, pungolati da un Robin Good che si chiede come si possa fare lobby per ottenere dal motore di Mountain View un po’ più di trasparenza nelle proprie “decisioni”.

b) Dall’altra una serie di utenti che difendono l’operato di Google – e la poca lungimiranza degli editori online - in base alle usuali leggi del mercato riassumibili con un esempo significativo (che prendo a prestito da MCC):

Google è un’impresa privata, non un ente di beneficenza, quindi non esistono le premesse per un intervento “moratorio”…

…Direi che RobinGood, anche lui un libero imprenditore, abbia semplicemente fatto male i calcoli, basando il suo business model solo sugli accessi derivanti da Google.

Ok, ora proviamo ad allontanarci dal casus belli e allarghiamo la visuale.

Consentimi una premessa: Google è un’azienda e si muove come vuole, non c’è nessuna posssibilità di eccepire a questo scontato dato di fatto. Tanto più che il suo motore di ricerca è basato su una tecnologia che è prima di tutto un segreto industriale, quindi amen.

Il problema è la crescente responsabilità sociale che Google nei fatti sembra possedere come conseguenza del suo stato di monopolista in un settore veramente vitale per Internet.
Il web è un canale di comunicazione potentissimo. E il motore di ricerca è l’unico veicolo che gli utenti hanno a disposizione attraverso il quale ricercare un’informazione in modo libero, non inquinato e guidato dai propri interessi.

Un esempio interessante l’ho fatto nella prima slide del SES 2006 quando parlavo di accessibilità dei siti anche ai motori di ricerca: il caso di KinderStart che, rimosso dagli indici di Google, ha intentato un’azione legale sperando di dimostrare una violazione del diritto di espressione.

KinderStart

Il punto dell’editore era questo: se Google mi esclude dai suoi archivi io non posso essere trovato, è come se non esistessi, sono relegato all’invisible web (il web che c’è ma è come se non esistesse perchè non lo troverò mai).

Quindi posso avere molte cose interessanti da dire ma nei fatti me lo viene impedito.

Qui si apre un fronte di discussione decisamente più ampio rispetto a tutto quello che ho letto fra i commenti dei blog in questi giorni sul caso di MasterNewMedia.

Ovviamente conosco benissimo l’importanza delle policy di Google sulle pratiche scorrette (se preferisci: spam) che hanno il vantaggio di aiutare tutti a trovare contenuti migliori e non inquinati. Anche questo aspetto va assolutamente garantito e mantenuto.
Quindi, nel pieno rispetto di tutto questo, eccoti un po’ di domande provocatorie che sottopongo alle tue riflessioni:

Google – come (oramai) unico veicolo di distribuzione del proprio pensiero/idee/iniziative – non dovrebbe avere nei fatti una responsabilità sociale per il servizio che eroga non come impresa privata ma come vero e proprio ganglio dell’Internet planetaria?

La sua funzione insostituibile non dovrebbe essere vista per qualcosa che va oltre la mera autonomia imprenditoriale?

Ci stiamo accorgendo di quanto vale Google al di là di quello che ci dice il Nasdaq?

E tu, cosa ne dici?

Technorati Tags: robin good, google, responsabilità sociale, masternewmedia, kinderstart, invisible web



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Postato il 20 agosto 2007 alle 11:41 all'interno della categoria Lavoro, Search Marketing.
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  • http://blog.stefanoepifani.it stefano epifani

    Dico, come ho detto in altri post ed in altri commenti, che nella sostanza hai ragione, con un elemento di riflessione in più: non è sempre vero che un’azienda può fare ciò che vuole. Esistono leggi contro i monopoli, e a volte le aziende non solo devono rispettarle, ma devono adeguarvisi. Il fatto che google sia un’azienda di “nuovo tipo” fa si che nascano “nuovi problemi” e nuovi ambiti di discussione.
    un caro saluto! :-)
    ste

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  • http://www.980km.com Johnnie Maneiro

    Ciao Nereo, tutta questa discussione avrebbe senso solo se Google confermasse una penalizzazione a MNM. Io penso che non ci sia stata alcuna penalizzazione; purtroppo non è facile ottenere una risposta da Google, anche perché questi sono casi rari in un mercato relativamente ristretto come il nostro. Nel caso specifico penso che Robin Good possa ora star tranquillo:
    http://www.alexa.com/data/details/traffic_details?url=www.masternewmedia.org

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  • http://www.webranking.it/ Nereo

    Hai ragionissima.

    Io ho solo usato il caso di MNM come pretesto e poi ragionandoci “un po’” su sono andato oltre.

    Grazie della visita!

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  • Sara Magliola

    Davvero un bel post, credo che i problemi che hai sollevato meritino una riflessione seria e critica. E’ vero che oggi stiamo parlando di un ambito e di un mercato ristretto, ma considerando la velocità con cui la rete si muove, quel che oggi è piccolo domani potrebbe avere rilievo.
    Ciò detto, io adoro Google, è uno strumento fantastico, ricchissimo e che mi dà il mondo in mano, è la mia home page e ogni giorno mi diverto a personalizzarlo un po’ di più… Chissà perchè mentre lo scrivo mi corre un brivido lungo la schiena…
    E con questo, buone vacanze, io parto :-)

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  • http://www.aghost.wordpress.com/ aghost

    ho la soluzione: statalizziamo google :)

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  • http://www.fabiopapalia.com Fabio

    Bella provocazione!!
    Statalizziamo Google. Ma quale stato? I potentissimi USA? L’Onu?

    Certo google non è la prima impresa mastodontica che fa riflettere su un suo uso “socialmente equo”.

    Anche se il suo strapotere è evidente, si può già parlare di monopolio?

    Attualmente riveste la doppia figura di autorità del centro di rilevamento e smistamento del traffico web mondiale e concessionaria pubblicitaria principale sul mercato. Non c’è male, eppure…

    Il senso profondo degli adsense mi sembra a volte più alienante e pericoloso del volgarissimo pagerank.
    Le serp i possono scalare ed engine competitori di google ci sono ancora, e non piccolissimi o pochi.
    Ma trovatemi qualcosa di lontanamente simile gli adsense…

    besitos

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  • http://www.webranking.it/ Nereo

    Fabio (rif. #6),
    condivido e rilancio la tua considerazione su Adsense.

    C’è da avere qualche pensiero, soprattutto nei mercati non angolofoni dove la concorrenza (un po’ su tutti gli aspetti del Search Marketing) quasi non si avverte.

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