Il livello di un paese visto dai suoi servizi


Scritto il 16 gennaio 2010 alle 14:29 da Nereo  |   View blog reactions



Da qualche giorno una consistente mole di disservizi al limite del grottesco mi sta facendo riflettere oltremisura sullo stato del nostro paese.

La bagarre è finora stata squisitamente politica e si è – almeno secondo me – fermata alla superficie del problema del perché l’Italia sia un paese che funziona così male.
In diversi casi, purtroppo, il catalizzatore della protesta è stato quel politico o quell’altro per una serie di vicissitudini che hanno veramente poco impatto sulla vita di ognuno di noi.

La mia consapevolezza è che la politica alla quale si chiede insistentemente di risolvere “la crisi” e – con parole di politici e giornalisti – di occuparsi delle famiglie “che non arrivano alla fine del mese” possa fare molto ma solo liberalizzando il mercato, rimuovendo protezioni alle aziende parapubbliche o agli ex-monopolisti di Stato (che oggi più o meno lo sono ancora), introducendo strumenti veri per i cittadini (ma anche per le aziende) in grado di fare davvero paura a chi oggi fa il bello e il cattivo tempo.

In altre parole, favorendo l’efficienza che si potrebbe raggiungere se solo non si fosse italicamente rassegnati a vincoli, lacci e lacciuoli, impotenza contro le grandi aziende ecc. ecc. ecc.

Qualche esempio: Trenitalia che fa il bello e il cattivo tempo scegliendo i propri parametri di soddisfazione dei clienti o decidendo unilateralmente i minuti di ritardo oltre i quali avere un rimborso parziale (assurdo). Gli strumenti del diritto ci sarebbero ma sembra che non si riescano ad applicare anche perché lo Stato per forza di cose consente (e a volte favorisce) questi comportamenti da parte di alcuni.

Per quanto riguarda il parere di un frequently traveller della rete ferroviaria come sono io, se ritardo di 40 minuti l’arrivo a Milano e, di conseguenza devo perdere appuntamenti o rischedulare al volo un’agenda saltando la pausa pranzo oppure rientro a casa a notte tarda, a volte più di un’ora dopo il previsto – perdendo “tempo vita” prezioso che è quello che rimane dopo una giornata di lavoro fuori ufficio vorrei poter chiedere i danni morali ed economici a Trenitalia, non elemosinare un rimborso parziale.

A proposito, dato che come azienda abbiamo un accordo con Trenitalia che ci consente l’acquisto dei biglietti con fatturazione unica a fine mese non possiamo chiedere a Trenitalia alcun rimborso per i ritardi. Cioè, da diversi anni, non abbiamo potuto ottenere un euro come indennizzo conseguente a qualche centinaio di ore di ritardo che i treni hanno accumulato. Solo perché Trenitalia ha unilateralmente aggiunto questa limitazione ai suoi accordi e non ci si può fare niente.
Letteralmente assurdo.

Analogo discorso è per Telecom Italia che per una sua presunta impossibilità tecnica ci fatturerà la HDSL dell’ufficio per un paio di mesi a consumo (!) e non flat con stima di 3/4.000 € di costi extra assurdi.

Idem per Fastweb che da due mesi mi deve traslocare ADSL e tutte le linee telefoniche dell’azienda in una zona stra-centrale e ancora non lo sta facendo. Dopo due mesi dalla richiesta. Ok la difficoltà data dalla rete che è spesso in mano all’azienda di cui sopra, ma se stai sul mercato e auto-dichiari di dare 30 giorni di lasso massimo di tempo nei tuoi SLA poi è un problema tuo rispettarli.

Tim che da luglio 2009 non riesce ad attivare un servizio mail sul blackberry di un mio collaboratore perché perde i fax, mandati tutti da un Centro Tim, non dal mio modesto fax aziendale.

Arriviamo anche ad Alitalia? :-(

Bah, bah e ancora bah!

Questi problemi sono di tutti e chiunque li sperimenta. E ci fanno perdere tempo, energie e denaro. E ci rendono inutilmente meno competitivi.

Io la smetterei di condurre una battaglia politica contro quel politico o quell’altro e chiederei solo alla politica di dare a noi – persone e tessuto produttivo – gli strumenti per migliorare l’efficienza (senza intervenire troppo in modo diretto “a modo suo” che poi si fanno dei danni). Gabellando meno ma potenziando gli strumenti liberi di azione verso le società – principalmente pubbliche – che godono di privilegi medioevali.
Una bella class action all’americana e non in salsa al pomodoro come sembra stia nascendo la nostra.

Quindi: meno normative assurde sulla privacy (che costano un botto e non servono a niente), decreti Pisanu e così via e molto più attenzione a colpire – duro – chi non rispetta ben altri macroscopici aspetti della nostra vita di tutti i giorni.



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Postato il 16 gennaio 2010 alle 14:29 all'interno della categoria Pensieri sparsi, società.
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