I giornali, l’informazione e la Rete: De Bortoli al Corsera


Scritto il 7 aprile 2009 alle 17:01 da Nereo  |   View blog reactions



Al volo, due stralci del discorso di insediamento di Ferruccio De Bortoli alla redazione del Corriere della Sera (via Prima Comunicazione):

Abbiamo, e l’ho notato con frequenza sulla stampa italiana, scarsa attenzione per la qualità della scrittura e la comprensibilità dei testi. Stentiamo a riconoscere i nostri errori. Spieghiamo poco: l’informazione è anche un utile strumento di lavoro. Il lettore cerca in un giornale una chiave di interpretazione della realtà che lo circonda, diversa da quella che ha in televisione, sul computer, sul blackberry e sull’i Phone. Ma se noi gliela rendiamo ancora più difficile e oscura, ripetendo senza valori aggiunti ciò che il lettore ha visto e ascoltato su altri media o sulla free press, perché dovrebbe continuare ad acquistarci? Perché dovrebbe farlo se il nostro menabò è prevedibile, i titoli sono poco accurati e c’è un uso eccessivo di frasi fatte? Perché?

I giornali sono in crisi. In tutto il mondo. Ma non sono mai stati così letti, su carta e sul web, come oggi. Ci sarà una ragione se un navigatore sceglie, per avere un’informazione certificata, una testata storica. Vuol dire che quella testata è credibile, affidabile. I giornalisti devono affrontare la sfida, mettersi in gioco, uscire dalle protezioni corporative. Chiedetevi quanti giornalisti professionisti, con regolare contratto, lavorano sulla Rete che ha in Italia più di 22 milioni di utenti. Poche decine. Beh, qualcosa non va. Anche nella nostra capacità di riflettere sulla sfida della multimedialità. Siamo indietro, molto indietro, cari colleghi.

Ogni lettore va curato personalmente, non deve mai sentirsi abbandonato dal proprio quotidiano. Perché poi non torna più. E perché, ricordatevi, nella Rete il lettore sta un gradino sopra di noi. E’ insieme navigatore, utente, consumatore, certificatore e persino giornalista. Qualche volta migliore di noi. Guardate con interesse il fenomeno dei social network e del citizen journalism. Non con sufficienza. Nel minuto successivo alla scossa del terremoto in Abruzzo c’erano già otto persone che l’avevano comunicato, facendo i cronisti, su Twitter.


Una mossa importante da parte di un direttore importante di un grande giornale.

Applaudo e condivido (qui il link ad discorso completo in formato Word) anche se è amaro vedere l’evoluzione solo quando si è con le spalle al muro.
Ovvero: quanto avrebbe attecchito fra i giornalisti italiani questo discorso un anno o due fa quando ancora si credeva di poter salvare la stampa dalla crisi che l’ha colta?



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Postato il 7 aprile 2009 alle 17:01 all'interno della categoria società, società digitale.
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  • http://nicoguzzi.blogspot.com Nico Guzzi

    “I giornali sono in crisi. In tutto il mondo. Ma non sono mai stati così letti, su carta e sul web, come oggi” questa frase in realtà mischia le carte, le vendite dei giornali su carta calano ormai da anni, il vero problema deriva dal fatto che diminuiscono le sponsorizzazioni che insieme alle sovvenzioni statali hanno tenuto in piedi gran parte dell’editoria.

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Nico, secondo me con “su carta e sul web” intendeva la somma dei due :-)

    La rete per fortuna oltre a drenare lettori della carta ne genera di nuovi affamati solo di “snack-news” che contribuiscono ad aumentare il totale.

    Va anche aggiunto che i quotidiani online sono degli enormi attrattori di traffico grazie alla politica di creazione dei canali tematici che stanno portando avanti.
    E via a sommare pure questi :-)

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