HiPPO e l’Evangelista di Google Analytics


Scritto il 27 maggio 2008 alle 12:33 da Nereo  |   View blog reactions



Segnalazione al volo: Avinash Kaushik – che di lavoro fa l’evangelista di Analytics in Google – ha fatto un brillante intervento in una conferenza qualche giorno fa (il tutto riportato da Advertising Age).

Riassumendo il Kaushik-pensiero:

  1. Nonostante una mole incredibile di dati i marketing manager continuano a non capire i loro clienti e i loro siti fanno schifo (sono parole sue: “Websites Suck“).
  2. E’ un problema di HiPPO ovvero di Highest Paid Person’s Opinion :-) …ovviamente quasi sempre sbagliata (almeno secondo Kaushik).
  3. Le metriche che i decisori utilizzano per analizzare i risultati di un sito non bastano.
  4. Bisogna anche chiedersi il perché dei comportamenti dei clienti e arrivare a stabilire meccanismi di ascolto - senza andare a parare in strumenti 2.0 – sfruttando semplicemente una survey dove chiedersi:
  • Chi sta arrivando sul mio sito?
  • Perché è venuto qui?
  • Cosa sta facendo?
  • Cosa devo sistemare sul mio sito per rispondergli meglio?

E’ bello sentire che negli States hanno problemi di HiPPO.
In Italia soffriamo di una deformazione simile ma altrettanto dannosa, che possiamo chiamare per analogia OPO: Oldest EPO: Eldest Person’s Opinion :-)



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Postato il 27 maggio 2008 alle 12:33 all'interno della categoria società digitale, Tumblelogging, Web Marketing.
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  • http://www.yoyoformazione.it fradefra

    Ecco, questa è la giustificazione di una slide che ho nella presentazione che uso al mio corso di Web Analytics.

    La slide dice:

    “La Web Analytics non fornisce risposte, ma pone semmai domande”.

    Ovviamente è provocatoria. Poi spiego che la WA fornisce incidenze di fenomeni, senza spiegarne le motivazioni. Le motivazioni si ricavano da osservazioni dirette dei navigatori e, quando possibile, da domande e risposte con gli stessi.

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Verissimo.
    Appena ho un po’ di tempo butto giù un post con più respiro sull’argomento…

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  • http://www.webmarketingforum.it alexs2k

    Come si può non concordare col punto “4″? :)

    Forse ancor meglio che “chiedersi” sarebbe semplicemente “chiedere” direttamente all’utente. Ad esempio chiedere all’utente un semplice feedback al momento stesso in cui sta per abbandonare il nostro sito.

    Lo so lo so…. potrebbe risultare fastidioso…. ma è meglio perdere 100 utenti di cui 30 ci lasciano un feedback negativo o perdere 100 utenti di cui non sapremo mai l’esatto motivo per cui sono andati via (e forse non torneranno più)?

    ciao :)

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  • http://www.themarketer.info Roldano De Persio

    Con tutto il rispetto per l’evangelista Avinash Kaushik credo però che si stia stracciando le vesti per un problema noto da tempo.

    Le aziende soffrono della stessa sindrome degli scrittori! Le aziende credono che tutto quello che fanno sia geniale e che i loro clienti devono solo riconoscere la loro bravura aprendo il portafoglio.

    Gli editori fortunatamente sanno che accanto allo scrittore bisogna spesso mettere un editor che vede le cose in maniera meno egocentrica e con un occhio più rivolto al mercato che all’ego dello scrittore.

    La stessa cosa dovrebbero fare i marketer che vogliono affacciarsi al complesso mondo virtuale. Domandarsi sempre: “il mio prodotto funziona in un universo dialettico e pieno di conversazioni come internet?”

    A differenza del mondo reale dove la competizione è frenata da costi
    elevati nel mondo virtuale la competizione è maggiore e gli utenti sono più esigenti e spesso più informati.

    Una domanda provocatoria: siamo sicuri che i siti servono ancora?

    Mi spiego meglio. Nel prossimo futuro l’offerta di social network crescerà in maniera esponenziale espandendosi anche nel mondo mobile. Se voglio comprare un pacchetto turistico o una macchina fotografica non faccio prima e meglio ad informarmi su uno dei milioni di gruppi presenti su facebook, flickr, netlog o i cari vecchi forum? Una volta deciso in base ai consigli ho due opzioni: a) vado nel negozio del mio caro amico, cugino, parente che forse uno sconto me me lo fa oppure vado su Ebay, Kelkoo, Volaregratis etc che mi ho offrono in un solo colpo tutte le offerte migliori.

    L’e-commerce a quanto pare non sembra poi godere si ottimissima salute:http://admaiora.blogs.com/maurolupi/2008/06/pi-delle-commer.html

    un saluto

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Roldano, grazie del contributo.

    Sulla salute dell’eCommerce c’è da valutare molto altro: se consideriamo solo il mercato nazionale i problemi ci sono ma si stanno risolvendo. Dopo anni di ritardo credo che sia la volta buona.

    Il mercato internazionale è invece molto più vivo… quindi dipende anche da dove stanno i tuoi clienti.

    Sui social network o gli shopping comparison come partenza della ricerca non credo molto. Come non credo che il sito del produttore non abbia importanza o non possa essere un veicolo di vendite.
    Dai ad esempio un occhio qui: http://www.marketingvox.com/consumers-use-search-results-to-comparison-shop-038953

    Ho intenzione di parlarne meglio a breve… stay tuned!

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