Google, la lettura e i cervelli fritti
Memorabile articolo (che scatenerà una ennesima selva di polemiche) in arrivo da Repubblica (la fonte è The Atlantic Monthly).

Bah, bah e ancora bah.
E dire che io la penso in modo diametralmente opposto: l’uso del web e dei motori, l’accesso facile a diverse informazioni e interpretazioni, idee, pensieri, stimoli… c’è tutto quello che serve per mantenere un cervello da F1 fino in tarda età.
PS: io leggo libri e anche ‘sta teoria del “siamo quello che leggiamo” o la nuova “siamo come leggiamo” è francamente da scuola elementare.
E poi, cosa vuol dire che sono come leggo?
Ebbene, sono un professionista di un settore estremamente innovativo e, occupandomi 18 ore al giorno di motori, mi colloco a pieno titolo nel paniere dei cervelli in pappa.
Una sola nota: l’articolo ha contenuti interessanti ma il sensazionalismo dei titoli è l’aspetto più scandaloso.
Passare da una discussione sulle modifiche dei processi di apprendimento a un cervello fritto ce ne passa talmente tanto che mi aspetterei una denuncia (o una più elegante richiesta di smentita).
D’altronde su Internet una marea di informazioni sono prive di valore, ridondanti o faziose.
Accettiamo che anche sulla stampa sia la stessa identica cosa.
Accetto tutte le opinioni, le critico e archivio quelle che devo archiviare.
Questa, a torto o a ragione, l’archivio (nel cestino)

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