Google e lo scenario da Cryptonomicon
Cryptonomicon (vedi su: Ibs, Lu, Anobii) è il titolo di un fortunato libro di Neal Stephenson che a me è piaciuto un sacco (l’ho letto otto anni fa ma me lo ricordo con soddisfazione).
La trama intreccia diversi personaggi, periodi storici, vicende e scenari geo-politici.
Uno, abbastanza marginale ma significativo, riguardava la creazione di una sorta di porto franco per l’informazione, realizzato piazzando un enorme data centre su di un’isola del pacifico compiacente: un’isoletta stato il cui governo (regolamente dittatoriale) emanava una legge in cui si rendeva secretato ogni dato fosse mantenuto su server locali. Una sorta di Svizzera (vecchio stampo) per le informazioni.
I problemi quali erano?
- Cablare in modo ridondante l’isola in modo da evitare che altri governi o soggetti terzi tagliassero i ponti o sabotassero le linee.
- Costruire il data centre dentro a una montagna di pietra dura per evitare attacchi di potenze straniere. Le specifiche erano di rendere l’ambiente resistente pure a un attacco nucleare (!).
Fino a ieri era uno scenario di pura fantasia. Affascinante, forse verosimile. Ma di fantasia.
Poi Google se ne esce con un brevetto di un data centre su piattaforma marina offshore alimentato dalle onde del mare e lo scenario diventa più reale (approfondimenti qui e qui).

Il punto non è quello di Google che innova nella produzione di energia verde da fonti rinnovabili per alimentare i propri sistemi (un bel punto comunque).
Non è neanche che stia cercando di redistribuire i propri data centre in modo oculato nei confronti di catastrofi ambientali o geo-politiche.
Il punto è che potrebbe piazzare i propri server in territorio franco, al di là del limite territoriale, in acque internazionali.
L’idea non è nuova: Wired ha pubblicato un articolo su quelle che vengono chiamate Libertarian Ocean Colony pensate per essere micro-stati al di fuori delle leggi o con leggi proprie (vedi sotto).

Secondo alcuni commentatori, i vantaggi di un collocamento off-shore consentirebbe a Google di non pagare le ingenti tasse di proprietà sui suoi data centre e ci sarebbe pure da capire quali leggi si possono applicare ai dati mantenuti su questi server.
E qui chiudo il cerchio con il romanzo di Neil Stephenson. E lo scenario comincia a somigliare…
Chiudo la parentesi futuristica (ma non solo) con una nota: sembra (dati 2005) che i data centre siano responsabili del consumo dell’1% dell’energia complessivamente usata in tutto il mondo.
Pensare a un sistema per produrre energia dal mare è sicuramente un’innovazione sulla quale fare un plauso a Google.
Sul resto non so cosa dire… vedremo!