Google Chrome, dal Sistema Operativo alla legge Pisanu


Scritto il 8 luglio 2009 alle 9:26 da Nereo  |   View blog reactions



Google ha ufficialmente comunicato quello che da diverso tempo era oggetto di rumors: lancerà un sistema operativo basato su tecnologia Open Source e sul proprio browser Chrome.

L’investimento è in una direzione verso la quale Microsoft ha investito molto poco in questi anni: creare qualcosa di veloce, leggero e pensato per essere utilizzato attraverso la rete con applicazioni fruibili via web.

La critica principale, ben espressa nel post di presentazione sul blog di Google, è verso i sistemi operativi che dopo un po’ di tempo e di uso rallentano il loro funzionamento, dando una pessima esperienza utente.

Dato che di questo progetto leggerai già più o meno dappertutto nelle prossime ore, aggiungo alla discussione un parere personale.

In mercati chiusi come quello dei sistemi operativi per personal computer, l’innovazione – rappresentata dall’ingresso di nuovi player – è sempre da vedere positivamente perché estende la concorrenza in un mercato che tende naturalmente a mantenere posizioni conservatrici per interesse.

E’ sotto gli occhi di tutti che Microsoft nell’ultimo decennio non abbia effettuato alcuna rivoluzione sui sistemi client (mentre ha lavorato decisamente meglio in ambiente server).
Il rapporto difficile fra Redmond e il web risale a più di 15 anni fa quando Bill Gates snobbò Mosaic come una innovazione poco interessante e poi si trovò a dover rincorrere.

Oggi la rete e la banda larga offrono nuove e clamorose possibilità e aprono le porte all’approccio stile Oceano Blu che Google ha nel suo DNA.

Un’unica perplessità: il sistema è pensato per i netbook in un mercato (principalmente statunitense) dove l’accesso alla rete in wi-fi è enormemente più diffusa rispetto all’Italia.
Dalle nostre parti la principale porta di accesso alla rete in mobilità – il mercato dei netbook che Google individua come target primario – è quello dato dagli operatori di telefonia mobile ed è decisamente più inefficiente rispetto a una copertura wi-fi.

La legge Pisanu che impedisce il proliferare di reti aperte sarà il principale freno alla diffusione capillare di sistemi operativi e applicazioni web based.

Io inizierei una piccola crociata per la riforma di questo aspetto normativo perché ho il serio dubbio che il terrorismo riesca comunque a rendersi non identificabile in un’economia planetaria aperta anche se noi italiani chiudiamo qualche porta. E’ inutile e tanto vale lasciar perdere  questa norma per migliorare l’accesso alla rete e contribuire allo sviluppo della grande massa dei potenziali utenti che ora si devono abbonare a un servizio e acquistare un componente hardware.



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Postato il 8 luglio 2009 alle 9:26 all'interno della categoria Indiscrezioni, società digitale, software.
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  • http://seorama.comprabanner.com/ Martino

    Concordo appieno. Quella legge è il più grosso ostacolo all’innovazione e alla diffusione di dispositivi mobili in Italia…

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  • http://luca.bo.ve.it Luca Bove

    Un’altra perplessità è data da un sistema operativo “pensato per la Rete”… E la Rete guarda caso è dominata da Google…
    Google pian piano sta mettendo piede ovunque.

    Sarà un altro tassello per tenere tutto “sotto controllo”?

    Francamente sta cosa mi inquieta un pochino.

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  • http://blog.tambuweb.it Tambu

    delle due l’una: o vale la legge Pisanu o valgono le reti wifi cittadine, come quella di Venezia inaugurata recentemente. Detto questo, direi che più che iniziare una crociata noi, dovremmo convincere Google a fare pressione sul governo. “hey, pare che il tuo nuovo e velocissimo OS in Italia andrà lentissimo, offrendo una pessima esperienza utente, per via delle reti telefoniche obsolete, dei costi e del decreto Pisanu”.

    Solo così può funzionare…

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Tambu, occhio che pure la wi-fi cittadine devono sottostare alla legge Pisanu.

    Nella mia ridente città, abbiamo una wi-fi “alla veneziana” da più di due anni, gratuita per tutti i cittadini e con copertura sia della parte abitata che dei parchi.

    Però per usarla devi registrarti in Comune, fornire i documenti per l’identificazione, ottenere user e password personali e solo dopo loggarti perché altrimenti si violerebbe la legge.

    Il problema è quando mi sposto a Venezia e accendendo il netbook mi trovo a dover inserire user e password che devo sicuramente chiedere in Comune con una trafila di identificazione analoga.

    Questo frena :-(

    Comunque buonissima l’idea di lavorare di lobby. Credo che Google ci proverà comunque ma non riesce a ottenere cose ben più semplici e scontate, figuriamoci questa…

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  • MarketScanner

    SI PUO’ FARE entrambe le cose…. con lo sviluppo della firma digitale posso essere noto alle Autorità se effettuo comportamenti illeciti in rete ed avere accesso automatico a tutti i network pubblici ed a tutti i portali che l’accettaranno senza dovermi iscrivere ogni volta…. Questo salto di qualità deve essere fatto se vogliamo uno sviluppo sicuro di internet…

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    Il problema è che per diventare un fenomeno di massa bisogna che sia facile e immediato… la firma digitale introduce un’inutile ulteriore formalità che rischia di rendere tutto di nuovo per geek :-)

    Il mondo intero garantisce libero accesso a Internet attraverso hot-spot pubblici collocati ovunque. A cosa servirà mai chiudere solo le porte italiane (e poi neanche tanto bene) di una rete con ingressi capillari e “non guardati” tutti intorno al nostro paese?

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  • http://www.totale.it/ Nereo

    PS: per chi non lo sapesse è abbastanza facile “bucare” una wi-fi pubblica quindi immagino che il “terrorista” del caso riesca comunque a evitare l’ostacolo mentre l’uomo della strada è sempre e comunque ostacolato nell’accesso facile e gratuito alla rete. Mannaggia :-(

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  • mktscanner

    Il tema dell’identità digitale é quanto mai all’ordine del giorno ed ormai ineludibile visto il rischio terrorismo, mafia, hacking e spamming. D’altra parte la soluzione oggi maggiormente utlizzata non é forse quella di dare una ID ed una PASSWORD per far accedere alle sezioni più sensibili dei portali con il risultato della moltiplicazione per ognuno di noi di centinaia di ID&PW da ricordare (ma come? si sta scoprendo che la soluzione più utilizzata da tutti, compresi i geek, é quella di utilizzare sempre la stessa)…. occorrono soluzioni tecniche easy-to-use (non da Geek certo) e di accredito per l’accesso facile e sicuro per sè stessi e per la Società… sono convinto che chi metterà a punto una soluzione leggera, facile ed economica sarà il prossimo miliardario

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