Google Chrome, dal Sistema Operativo alla legge Pisanu
Google ha ufficialmente comunicato quello che da diverso tempo era oggetto di rumors: lancerà un sistema operativo basato su tecnologia Open Source e sul proprio browser Chrome.
L’investimento è in una direzione verso la quale Microsoft ha investito molto poco in questi anni: creare qualcosa di veloce, leggero e pensato per essere utilizzato attraverso la rete con applicazioni fruibili via web.
La critica principale, ben espressa nel post di presentazione sul blog di Google, è verso i sistemi operativi che dopo un po’ di tempo e di uso rallentano il loro funzionamento, dando una pessima esperienza utente.
Dato che di questo progetto leggerai già più o meno dappertutto nelle prossime ore, aggiungo alla discussione un parere personale.
In mercati chiusi come quello dei sistemi operativi per personal computer, l’innovazione – rappresentata dall’ingresso di nuovi player – è sempre da vedere positivamente perché estende la concorrenza in un mercato che tende naturalmente a mantenere posizioni conservatrici per interesse.
E’ sotto gli occhi di tutti che Microsoft nell’ultimo decennio non abbia effettuato alcuna rivoluzione sui sistemi client (mentre ha lavorato decisamente meglio in ambiente server).
Il rapporto difficile fra Redmond e il web risale a più di 15 anni fa quando Bill Gates snobbò Mosaic come una innovazione poco interessante e poi si trovò a dover rincorrere.
Oggi la rete e la banda larga offrono nuove e clamorose possibilità e aprono le porte all’approccio stile Oceano Blu che Google ha nel suo DNA.
Un’unica perplessità: il sistema è pensato per i netbook in un mercato (principalmente statunitense) dove l’accesso alla rete in wi-fi è enormemente più diffusa rispetto all’Italia.
Dalle nostre parti la principale porta di accesso alla rete in mobilità – il mercato dei netbook che Google individua come target primario – è quello dato dagli operatori di telefonia mobile ed è decisamente più inefficiente rispetto a una copertura wi-fi.
La legge Pisanu che impedisce il proliferare di reti aperte sarà il principale freno alla diffusione capillare di sistemi operativi e applicazioni web based.
Io inizierei una piccola crociata per la riforma di questo aspetto normativo perché ho il serio dubbio che il terrorismo riesca comunque a rendersi non identificabile in un’economia planetaria aperta anche se noi italiani chiudiamo qualche porta. E’ inutile e tanto vale lasciar perdere questa norma per migliorare l’accesso alla rete e contribuire allo sviluppo della grande massa dei potenziali utenti che ora si devono abbonare a un servizio e acquistare un componente hardware.