Digital Divide: la formazione delle opinioni nell’era Fioroni


Scritto il 11 settembre 2007 alle 13:17 da Nereo  |   View blog reactions



In un periodo in cui Marco ricorda a tutti i temi – e le implicazioni – connessi con la salvaguardia della Neutralità della Rete qualcuno giustamente argomenta che il tema sia un po’ troppo tecnico e fondamentalmente inaccessibile per la grande massa.

Proprio negli stessi giorni il ministro Fioroni riporta indietro le lancette dell’orologio indicando alla scuola di spingere su tabelline, storia e geografia (cose sempre nobili… ad esclusione delle tabelline che non mi danno l’idea di un grande valore aggiunto).

Fioroni

Il problema – quello vero – è il clamoroso digital divide che, come dice la parola, separa chi padroneggia i nuovi strumenti di accesso alle informazioni da chi non riesce a utilizzarli.

Per anni il DD è stato interpretato in ottica geo-politica: paesi che non potevano permettersi infrastrutture sufficienti a dare alle proprie popolazioni l’accesso alla rete e un sistema economico in grado di distribuire sufficiente ricchezza (e il tempo come sommo fattore di benessere) alla popolazione per accedere a questi strumenti.

Ma siamo in Italia. Un paese dove questi problemi dovrebbero essere superati …e da un bel pezzo.

E invece no.
E’ proprio qui che si verificano i maggiori problemi.

Riesco a passar sopra tranquillamente alla diatriba sui costi della banda larga ma non ce la faccio a pensare a nessun’altra cura se non la lotta al divario digitale grazie all’istruzione, fin dai primissimi anni di scolarizzazione.

Sulle tre “I” della riforma Moratti lasciamo per ora nel cassetto la I di Impresa.
Ma cosa dire di Inglese e Internet?

Pauroso.
Abbiamo un sistema scolastico che diploma senza una conoscenza decente dell’inglese parlato (ci prendono in giro in tutto in mondo quando andiamo all’estero) e senza provare a colmare il divario fra chi padroneggia l’accesso alle informazioni e chi non ci riesce.

Perché il problema non è Internet, è l’uso che se ne può fare.

Il problema non è “saper usare il computer” ma il vantaggio che ti può dare per lo sviluppo della tua vita.

Non si tratta di accesso più facile al mercato del lavoro.
Si tratta di accesso alle informazioni, alle opinioni, a opportunità diverse, alla multi-culturalità e al mercato aperto (solo per dirne alcune).

Una padronanza più alta e diffusa degli strumenti informativi è la base di una vera democratizzazione (non solo della rete) e – tra le varie cose – è assolutamente coerente con il pensiero che dovrebbe animare le scelte del governo in carica. Incredibile.

Ministro, la prego.
Non rallenti anche lei quel poco di sviluppo che c’è nel nostro paese.
E ci aiuti a dibattere anche di neutralità della rete con qualcuno in più dei soliti amici o colleghi.



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Postato il 11 settembre 2007 alle 13:17 all'interno della categoria Pensieri sparsi.
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