Del diritto di esistere di una informazione


Scritto il 22 febbraio 2010 alle 15:15 da Nereo  |   View blog reactions



Tutto parte da un post di Vittorio Pasteris intitolato “I furbetti della trasparenza e la manipolazione dei motori di ricerca“.

In estrema sintesi, diversi importanti siti pubblici (quasi tutti a dire il vero) hanno inserito una limitazione alla spiderizzazione di alcuni contenuti da parte dei motori di ricerca.

Si tratta principalmente delle informazioni sulla trasparenza amministrativa volute da Brunetta: curriculum dei manager pubblici e dei consulenti, stipendi, tassi di assenteismo ecc.

I file Robots.txt di questi siti contengono spesso linee di codice come queste:

User-agent: *
Disallow:/operazionetrasparenza/

che significano che agli spider dei motori di ricerca viene chiesto di non entrare dentro determinate cartelle del sito (il nome è auto-esplicativo) e quindi di non indicizzarne il contenuto.

Il dibattito scaturisce veemente, principalmente nei commenti.

Qualcuno segnala il caso dell’università di Torino che ne è un esempio lampante (e partono già gli strali verso la PA).
Qui uno stralcio (accorciato negli Url per renderlo maggiormente comprensibile nella sostanza):

User-agent: *
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Segreto.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Barreri.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Battistoni.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Belli.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bolognesi.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bordino.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Borio.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bruno.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Cornaglia.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Garino.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Postiglione.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Sacca.pdf

Qualcuno individua la causa di tutto ciò in una decisione del Garante per la Privacy che (siamo in Italia) ha obiettivi tutti suoi e a volte genera situazioni grottesche.

A me non interessa affatto chi abbia ragione e men che meno schierarmi.

Mi interessa condividere con te che tutto questo è una dimostrazione pratica di quelli che per anni sono sembrati discorsi filosofici di noi “addetti ai lavori”.

Quoto (e adatto) una parte del commento che ho lasciato sul post originale:

Siamo tutti dipendenti dalla ricerca come mediatore e la sostituiamo – come si sta facendo in questo caso – al fatto stesso che le informazioni esistano (!).
Una sorta di “sono su Google quindi esisto”. Il “Google ergo sum” che si usava per fare scena nelle presentazioni SEO 6/7 anni fa.

In realtà anche se le pagine sono fuori dall’indice di Google sono rintracciabili navigando sul sito.
Quindi le informazioni ci sono, esistono e sarebbero raggiungibili.
Solo non sono indicizzate su Google e questo porta all’assunto (semplicistico) che non esistano affatto!

Non sto dando ragione a nessuno, solo vi spingo a una riflessione.

Per finire, una nota sul Garante.
Che senso avrebbe disindicizzare i contenuti per una norma sulla privacy se poi sono comunque pubblicati sul sito?
In altre parole: esiste solo una privacy su Google (visto che i contenuti sono comunque pubblicati)?
Quindi anche il garante è caduto nell’errore comune di dare diritto di esistenza solo a quello che finisce su Google?

La provocazione era necessaria.
E’ ovvio a tutti che togliere dagli indici dei motori un contenuto lo rende praticamente introvabile.

E’ altrettanto ovvio che non possiamo demandare a Google come se niente fosse tutto questo potere – quello di determinare nei fatti l’esistenza o meno di una informazione anche se pubblicata in un sito – senza preoccuparci di quanto siamo incoscienti a farlo (perché non pensiamo, beninteso).

Vorrei quotare un paio di righe che ho scritto tre anni fa e che calzano come un guanto nel caso in oggetto:

Google – come (oramai) unico veicolo di distribuzione del proprio (di chi scrive, nda) pensiero/idee/iniziative – non dovrebbe avere nei fatti una responsabilità sociale per il servizio che eroga non come impresa privata ma come vero e proprio ganglio dell’Internet planetaria?

La sua funzione insostituibile non dovrebbe essere vista per qualcosa che va oltre la mera autonomia imprenditoriale?

Ci stiamo accorgendo di quanto vale Google al di là di quello che ci dice il Nasdaq?

Nel caso sollevato da Pasteris c’è quindi anche questo aspetto che andrebbe tenuto a mente.
Non c’è una soluzione immediata e indolore.
Ma almeno saperlo aiuta ad avere un’opinione e a non cadere nell’assunto che così è e così dev’essere.



Share on FriendFeed

icona feed RSS Aggiungi il feed al tuo aggregatore!



Postato il 22 febbraio 2010 alle 15:15 all'interno della categoria motori di ricerca, Pensieri sparsi, società digitale.
Puoi seguire i commenti a questa discussione sottoscrivendo il feed.
Puoi dire la tua o fare un trackback dal tuo blog.

  • http://blog.comprabanner.com/ Martino

    Ottimo articolo… una volta si diceva: se lo dicono in TV dev’essere vero per forza! Oppure ancora: se non c’è in TV, allora non esiste. Google come nuovo medium distorsore della percezione pubblica? Può darsi :)

    Come ti sembra questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

  • http://www.totale.it/ Nereo

    Like @Martino :-)

    Come ti sembra questo commento? Thumb up 0 Thumb down 0

Get Adobe Flash player