Crisi: l’offline trascina a fondo l’online?

Due righe che contengono anche un po’ di autocritica “settoriale”.
Inizio premessa: il nostro settore (parlo del Search e non del Web in generale) va ancora decisamente bene e i progetti sono in crescita nonostante la crisi internazionale sia tutt’altro che risolta. Fine premessa
Tutti gli operatori della comunicazione/pubblicità online, vanno da tempo rimarcando i benefici di questo canale rispetto ai mezzi tradizionali, offline.
Fin qui siamo d’accordo e va tutto bene.
Il problema sorge quando ci dimentichiamo (e l’abbiamo fatto tutti) che la stragrande maggioranza delle aziende ha il proprio business radicato fortemente offline.
In altre parole, Internet può anche essere entrato nel media mix ma è comunque un canale che per quanto possa portare non riesce ad uguagliare quantitativamente il ritorno dai canali tradizionali, fosse anche solo dai commerciali, distributori e agenti.
Questo mi porta a fare una riflessione basata sull’esperienza che sto facendo con un cliente in questi giorni: mentre Internet rappresenta il canale privilegiato per generare business a basso costo, il suo problema è la quantità di business rapportata a quanto una grande azienda sviluppa (o non sviluppa più) su altri canali.
E’ uno squisito problema di peso.
Un esempio numerico (con dati di fantasia) è d’uopo: il giro d’affari generato offline cala del 30% ma pesa per il 90% del fatturato complessivo. Mentre Internet, per quanto possa tenere o addirittura crescere, peserà sempre e solo solo per il 10% (o giù di lì) del totalone.
Non basta per salvare la baracca e fugare i venti di crisi (che spesso sono e restano solo venti… ma questo è un altro discorso).
Morale?
Che diverse aziende con progetti web che funzionano e portano risultati clamorosi si trovano a dover ridurre personale, strutture e investimenti a causa della loro ovvia dimensione principale che resta e resterà naturalmente offline.
Non pensi anche tu che sia il caso di smetterla con l’ottimismo da online fine a se stesso?