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	<title>Totale&#124;il blog di Nereo Sciutto &#187; società digitale</title>
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	<description>Questo non è (solo) un altro blog di Search Marketing.</description>
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		<title>Anche Google vittima del Far West delle PR digitali</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Premessa necessaria: la storia che sta scritta qua sotto l&#8217;ho buttata giù di getto, in pausa pranzo, in risposta alla querelle che sta attraversando Google per aver utilizzato agenzie che hanno violato palesemente le policy del motore di ricerca nel tentativo di promuovere il browser Chrome. Oggi Google si è auto-penalizzata, rispondendo al moto di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>Premessa necessaria: la storia che sta scritta qua sotto l&#8217;ho buttata giù di getto, in pausa pranzo, in risposta alla querelle che sta attraversando Google per aver utilizzato agenzie che hanno violato palesemente le policy del motore di ricerca nel tentativo di promuovere il browser Chrome. Oggi Google si è auto-penalizzata, rispondendo al moto di stizza di tanti operatori che si sono visti scandalizzati da un comportamento apparentemente ipocrita di Google.</h5>
<h5>Se non ne sai nulla puoi approfondire le principali puntate <a href="http://searchengineland.com/googles-jaw-dropping-sponsored-post-campaign-for-chrome-106348" target="_blank">qui</a> e <a href="http://searchengineland.com/google-chrome-page-will-have-pagerank-reduced-due-to-sponsored-posts-106551" target="_blank">qui</a> (in lingua inglese e in successione). Consiglio la fonte originale perché le varie reprise italiche non aggiungono niente,anzi.</h5>
<p><img class="size-medium wp-image-2028 alignright" style="margin: 15px;" title="Selvaggio West (reale)" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/wild_west-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" /></p>
<p>Io ho un parere molto netto sugli anni nei quali ci troviamo a vivere e lavorare: siamo nel mezzo (non certo alla fine) di un&#8217;espansione frenetica in terre nuove e sconosciute, dove le regole sono lasche (quando ci sono), i pionieri coraggiosi ma molto determinati ad avere successo in un ambiente nuovo che gli si apre davanti.</p>
<p>Ed è in questo <strong>Far West digitale</strong> che i primi arrivati occupano terreno, stabiliscono regole &#8211; per forza di cose effimere e partigiane &#8211; e rendono più arduo l&#8217;ingresso ai late comers.</p>
<p>E&#8217; il terreno dove i bisogni si risolvono in modi diretti, efficaci e spesso violenti. Dove esistono veri e propri omicidi digitali (qualcuno ha detto &#8220;Panda&#8221;?) e dove lo sceriffo ha mezzi rozzi e borderline per derimere le questioni. Dove il boss della cittadina spadroneggia tronfio fino al giorno (sempre troppo vicino) in cui verrà sostituito &#8211; a spallate &#8211; dal nuovo che avanza.</p>
<p>Una prateria dove c&#8217;è chi fa<strong> il lavoro sporco per il ricco possidente terriero vestito di bianco,</strong> che mangia alla tavola del suo ranch con posate d&#8217;argento e ceramiche bianche &#8230;mentre il cowboy è immerso nel fango per mantenere il bestiame, mandare avanti la fattoria o trasformarsi in sgherro che risolve le questioni con i nativi o i poveracci in modo burbero ma efficace.</p>
<p>E&#8217; un attimo che qualcuno risolva una questione sparando qualche colpo in aria o nel petto di un uomo. Ma il ricco possidente non vede e non sente, chiede che si eseguano le sue direttive e che il suo pranzo sia sempre servito in salotto, nella porcellana bianca, la domestica di colore col vestito stirato e i suoi stivali lucidi come se non avessero mai sfiorato la sabbia della prateria in vita loro.</p>
<p>E&#8217; qui che i manager delle grandi aziende organizzano le loro campagne e provano a integrare il medium digitale in strategie di marketing <strong>push</strong> &#8211; fatto di ordini, di imperativi e non sicuramente di ascolto &#8211; quando questo selvaggio west digitale è tutt&#8217;altro che imperativo.</p>
<p>E&#8217; qui che (anche) Google cade vittima delle agenzie di PR digitali. Agenzie che sono andate un po&#8217; più in là, verso ovest, e che hanno capito che se un cliente vuole ottenere successo sui Social Network e sui Motori di Ricerca è meglio eseguire &#8211; con i <strong>metodi duri di un cowboy pistolero</strong> da saloon &#8211; piuttosto che convincerlo che il sistema non è dei migliori.</p>
<p>Le agenzie si comportano così perché<strong> le regole non sono ancora conosciute, condivise e diffuse</strong>, le best practices arriveranno anni dopo la ferrovia a vapore. L&#8217;etica è agli antipodi rispetto a questo mondo di &#8220;farabutti&#8221;, dove il metodo più violento, diretto, duro è sempre quello che funziona. Almeno finché saremo nel selvaggio west. E ci rimarremo ancora per un pezzo.</p>
<p>Oggi le digital PR sono troppo spesso il braccio armato delle aziende sul web: fanno il lavoro sporco, al grido di &#8220;tanto è sempre stato così, i pubbli-redazionali sono sempre esistiti, che cosa credevi?&#8221;.</p>
<p>Sono sicuro che Google non sapesse niente di come sarebbe stato gestito in modo pratico il lavoro di promozione che ha richiesto per Chrome. <strong>Ha preteso risultati</strong>. E l&#8217;agenzia ha trovato un modo per darglieli. Google è ignaro &#8211; come lo sono le aziende che investono in Rete in modo epidermico &#8211; di cosa ci stia sotto. Domandano risultati. Senza se e senza ma come se si stesse parlando di carta stampata. Ma non è carta stampata.</p>
<p><img class="alignright size-medium wp-image-2029" style="margin: 15px;" title="sceriffo" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/sceriffo-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />Ma la Rete è sociale, è critica, è in qualche modo ispida, reattiva. La Rete parla, propaga le idee e le critiche. E&#8217; qualcosa di vivo che si muove sulla base di un ecosistema complesso, dove Google stesso è artefice di regole che non sono scolpite nella pietra ma che possono cambiare di giorno in giorno con il variare delle stagioni o anche solo il calar del sole.</p>
<p><strong>Google è un&#8217;azienda meravigliosa che sa fare molto bene gli strumenti ma non li usa direttamente.</strong><br />
Quanti sanno che<strong> le campagne SEM di Google sono appaltate all&#8217;esterno</strong> ad agenzie specializzate?<br />
Ti scandalizzi? No, non devi.</p>
<blockquote><p>Alla Ferrari non sono piloti. Saper progettare e costruire un motore o lavorare sull&#8217;aerodinamica  non richiede di essere un pilota. Per quello c&#8217;è il mercato: i piloti migliori per un&#8217;auto si assumono e si mettono alla guida delle proprie macchine.</p>
<p>Google ha gli strumenti ma chi li usa sono i piloti che trova in agenzia e quindi anche le campagne SEM, le ottimizzazioni di usabilità e di CRO con Website Optimizer e così via, sono tutte attività che acquista sul mercato dalle migliori professionalità. Dal miglior pilota. <strong>Perché Google fa motori, non scuole di guida sportiva</strong>.</p></blockquote>
<p>E così capita che pure il gigante di Mountain View inciampi in una campagna di promozione dove si sponsorizzano post <strong>pagando i blogger</strong>, dove si scrivono testi edulcorati per i motori di ricerca, dove si inseriscono link artificiosi, dove si fa qualcosa di palesemente vietato dalle loro stesse guidelines anti-spam.</p>
<p>Ma la colpa di Google, come quella di tutte le grandi aziende che chiedono risultati senza produrre da soli uno straccio di contenuto, è di vivere in un <strong>Selvaggio West digitale</strong> dove il lavoro sporco lo fanno i bulli e dove le poche agenzie che sanno dire di &#8220;no&#8221; lavorano con soddisfazione solo per le realtà più colte e lungimiranti.<br />
Aziende e manager che hanno capito &#8211; leggendo, studiando, cambiando le loro idee &#8211; che così non può andare avanti per sempre. Che è meglio convivere  in pace e armonia con le tribù locali piuttosto che <strong>corromperle con l&#8217;alcool</strong> perché non facciano rumore e abbassino la testa.</p>
<p>Siamo nel Far West digitale ma presto &#8211; o temo tardi &#8211; ne usciremo.</p>
<p>Per ora si sta bene nella riserva indiana, dove si prova a vivere in pace guardando dall&#8217;alto le sterminate praterie dove si combatte con regole vecchie in attesa che il progresso spazzi via tutto. Quassù sull&#8217;altopiano <strong>c&#8217;è posto per tutti</strong>. Però serve uno sforzo per voler cambiare e salire per il sentiero.<br />
Pensare che sia meglio <strong>appaltare</strong> a un&#8217;agenzia specializzata la gestione dei social network di un&#8217;azienda con un approccio &#8220;black box&#8221; (leggi: non voglio vedere come lavori, non collaboro se non pagandoti e poi voglio i risultati in output al processo) è come essere finito nelle sabbie mobili. Se ne può uscire ma occorre stare fermo &#8230;e pensare a una via d&#8217;uscita.</p>
<p>Hasta luego, Gringo.</p>
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		<title>Il web è morto. Lunga vita a Internet!</title>
		<link>http://www.totale.it/il-web-e-morto-lunga-vita-a-internet-1927.html</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Aug 2010 21:16:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
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		<description><![CDATA[Il tempo è tiranno e non consente approfondimenti quindi salvo qui l&#8217;infografica e il link a imperitura memoria dell&#8217;articolo di Wired sulla fine del web.

Se questo dato fosse vero (ma qualche dubbio mi permetto di averlo anche di fronte al mostro sacro) si sta andando verso la fine di un modo di fruire la Rete [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il tempo è tiranno e non consente approfondimenti quindi salvo qui l&#8217;infografica e il link a imperitura memoria <a href="http://www.wired.com/magazine/2010/08/ff_webrip/all/1" target="_blank">dell&#8217;articolo di Wired sulla fine del web</a>.</p>
<p><a href="http://www.totale.it/wp-content/uploads/web-RIP.jpg" target="_blank"><img class="alignnone size-full wp-image-1928" title="Come si divide il traffico Internet in proporzione" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/wired-web-morto.jpg" alt="" width="500" height="306" /></a></p>
<p>Se questo dato fosse vero (ma qualche dubbio mi permetto di averlo anche di fronte al <em>mostro sacro</em>) si sta andando verso la fine di un modo di fruire la Rete che ne ha inizialmente sancito il successo (e oggi la prematura scomparsa o quasi).</p>
<p>PS: non ho ancora letto l&#8217;articolo&#8230; mi annoto il link e i commenti sono forzatamente rimandati a dopo <img src='http://www.totale.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' />  Sorry.</p>
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		<title>Al giornalismo online manca una dimensione</title>
		<link>http://www.totale.it/al-giornalismo-online-manca-una-dimensione-1917.html</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Aug 2010 10:22:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[grande fratello]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi è stato pubblicato un articolo &#8220;bomba&#8221;  con lancio direttamente in home page di Repubblica, appena sotto all&#8217;affaire Fini-Berlusconia firma di Fabio Tonacci e Marco Mensurati (ndr: che non conosco).

Ecco il Grande fratello Google
Ci scheda per la pubblicità
Gli identikit conservati un anno e mezzo in 450mila server. Chi va in rete viene inseguito da inserzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è stato pubblicato un articolo &#8220;bomba&#8221;  con lancio direttamente in home page di Repubblica, appena sotto all&#8217;affaire Fini-Berlusconia firma di Fabio Tonacci e Marco Mensurati (ndr: che non conosco).</p>
<blockquote>
<h2>Ecco il Grande fratello Google<br />
Ci scheda per la pubblicità</h2>
<h3>Gli identikit conservati un anno e mezzo in 450mila server. Chi va in rete viene inseguito da inserzioni dedicate. Esiste un&#8217;operazione per disattivare il tracciamento ma è a carico dell&#8217;utente. Gusti, orientamenti sessuali e religiosi.</h3>
</blockquote>
<p>I temi sono scottanti e il riferimento &#8220;buttato lì&#8221; nell&#8217;occhiello ai <em>gusti e orientamenti sessuali e religiosi </em>inquieterà parecchi.</p>
<p>Il problema non è la querelle Repubblica-Google che ha una storia probabilmente molto più complessa di come la vedono i comuni mortali <img src='http://www.totale.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>Quello che mi ha infastidito è la possibilità che un giornalista ha oggi di descrivere fatti o di pubblicare considerazioni <strong>senza dover documentare</strong> (leggi: linkare) <strong>uno straccio di fonte</strong>.</p>
<p>In altre parole: chi fa inchiesta sul giornalista d&#8217;inchiesta? <img src='http://www.totale.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>A un certo punto si legge:</p>
<blockquote><p>Perché Google ha venduto di recente alcuni server alla Cia e alla National Security Agency?</p></blockquote>
<p>Boh? Io proprio non lo so. Che server sono? Magari è un <a href="http://www.google.com/enterprise/search/gsa.html">Search Appliance</a> per la ricerca sul sito.<br />
Dove l&#8217;hai letto? Mi aiuti a saperne di più?<br />
<a href="http://www.google.com/enterprise/search/gsa.html"><img class="alignnone size-full wp-image-1918" title="Google Search Appliance" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/gsa2.jpg" alt="" width="240" height="122" /></a></p>
<p>Mi piacerebbe approfondire&#8230; ma &#8211; gasp! &#8211; l&#8217;articolo è online ma non è un <strong>ipertesto</strong>. <strong>Non c&#8217;è un link </strong>alla fonte o a qualche approfondimento.</p>
<p>Aspetta. Ma allora, che differenza c&#8217;è con un&#8217;<strong>illazione</strong>?  &#8230;con un <strong>rumor?</strong></p>
<p>Caspita. Sei un giornalista che scrive un pezzo per il sito. Fai un&#8217;indagine su Google. Scrivi <strong>parole pesanti su temi delicati</strong>. Perché non mi dai la possibilità di <strong>approfondire?</strong><br />
Perché io voglio capire davvero. Non è che credo supinamente a quello che scrivi.</p>
<p>Ho <a href="http://www.totale.it/zambardino-e-il-fantomatico-buco-di-google-124.html" target="_self">già &#8220;discusso&#8221; con Zambardino anni fa quando diede del genio a Calzolari</a>.<br />
Massimo rispetto per i giornalisti e per il lavoro di inchiesta ma io sono ing. e ho dei difetti da ing: su queste cose tecnologiche vorrei un po&#8217; di rigore.<br />
Quindi leggo le fonti e cerco di capire cosa ci sia dietro.</p>
<p><strong>Al giornalismo online manca una dimension</strong>e. <strong>Quel foglio è ancora di carta </strong>anche se pubblicato online.</p>
<p>L&#8217;ultimo dei blogger ha un rigore maggiore: scrive e cita. <strong>Argomenta, linka, si apre al dibattito e alla critica.</strong></p>
<p>Per approfondire e sviscerare l&#8217;argomento non ti resta che <a href="http://ff.im/pbjTa" target="_blank">andare a leggere (e scrivere!) su Friendfeed</a> ad es.</p>
<p>PS:  Dall&#8217;articolo parrebbe che Google incroci i dati per ottenere tutte queste informazioni</p>
<blockquote><p>Su un altro computer &#8211; dotato di un software in grado di fare il profiling &#8211; abbiamo potuto vedere con gli occhi di Google.</p></blockquote>
<p>Ma <strong>non esiste una prova che sia una</strong> del fatto che Google incroci i dati. Usare un sw di profiling non vuol assolutamente dire &#8220;vedere con gli occhi di Google&#8221;.<br />
Probabilmente G incrocia ed è verosimile che passi qualche dato alla NSA per questioni di sicurezza nazionale ma non ci sono prove anche se l&#8217;articolo scrive come se fosse così.</p>
<p>Quoto Mantellini in un commento su FF:</p>
<blockquote><p>Se a Repubblica non si fossero gia&#8217; da tempo giocati ogni credibilita&#8217; nella loro eterna partigianeria contro Google sarebbe un articolo quasi normale</p></blockquote>
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		<title>Wheel of Marketing Misfortune</title>
		<link>http://www.totale.it/wheel-of-marketing-misfortune-1821.html</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 09:39:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
Credits: David Armano

      
        
      
    
      
        Tweet
      
    
     [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/7855449@N02/2780457082/in/set-72157606844282993/" target="_blank"><img class="size-full wp-image-1822" title="wheel-of-marketing-misfortune" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/wheel-of-marketing-misfortune.jpg" alt="" width="497" height="500" /></a></p>
<p>Credits: <a href="http://darmano.typepad.com/" target="_blank">David Armano</a></p>
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          var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0];
          if (d.getElementById(id)) {return;}
          js = d.createElement(s); js.id = id;
          js.src = "//connect.facebook.net/en_US/all.js#xfbml=1";
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		<item>
		<title>Del diritto di esistere di una informazione</title>
		<link>http://www.totale.it/del-diritto-di-esistere-di-una-informazione-1738.html</link>
		<comments>http://www.totale.it/del-diritto-di-esistere-di-una-informazione-1738.html#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 14:15:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[motori di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sparsi]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[brunetta]]></category>
		<category><![CDATA[cartesio]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[pasteris]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica amministrazione]]></category>
		<category><![CDATA[robots]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutto parte da un post di Vittorio Pasteris intitolato &#8220;I furbetti della trasparenza e la manipolazione dei motori di ricerca&#8220;.
In estrema sintesi, diversi importanti siti pubblici (quasi tutti a dire il vero) hanno inserito una limitazione alla spiderizzazione di alcuni contenuti da parte dei motori di ricerca.
Si tratta principalmente delle informazioni sulla trasparenza amministrativa volute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-1755" style="margin-right: 15px;" title="Cartesio" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/Cartesio.jpg" alt="" width="187" height="313" />Tutto parte da un post di <strong>Vittorio Pasteris</strong> intitolato &#8220;<a href="http://www.pasteris.it/blog/2010/02/18/i-furbetti-della-trasparenza-e-la-manipolazione-dei-motori-di-ricerca/" target="_blank">I furbetti della trasparenza e la manipolazione dei motori di ricerca</a>&#8220;.</p>
<p>In estrema sintesi, diversi importanti siti pubblici (quasi tutti a dire il vero) hanno inserito una <strong>limitazione alla spiderizzazione</strong> di alcuni contenuti da parte dei motori di ricerca.</p>
<p>Si tratta principalmente delle informazioni sulla trasparenza amministrativa volute da Brunetta: curriculum dei manager pubblici e dei consulenti, stipendi, tassi di assenteismo ecc.</p>
<p>I file <em>Robots.txt</em> di questi siti contengono spesso linee di codice come queste:</p>
<pre>User-agent: *
Disallow:/operazionetrasparenza/</pre>
<p>che significano che agli spider dei motori di ricerca viene chiesto di non entrare dentro determinate cartelle del sito (il nome è auto-esplicativo) e quindi di non indicizzarne il contenuto.</p>
<p>Il dibattito scaturisce veemente, principalmente nei commenti.</p>
<p>Qualcuno segnala il caso dell&#8217;università di Torino che ne è un esempio lampante (e partono già gli strali verso la PA).<br />
Qui uno stralcio (accorciato negli Url per renderlo maggiormente comprensibile nella sostanza):</p>
<pre>User-agent: *</pre>
<pre>Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Segreto.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Barreri.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Battistoni.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Belli.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bolognesi.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bordino.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Borio.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Bruno.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Cornaglia.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Garino.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Postiglione.pdf
Disallow: /CV_retribuzione_dirigenti_Sacca.pdf</pre>
<p>Qualcuno individua la causa di tutto ciò in una decisione del <strong>Garante per la Privacy</strong> che (siamo in Italia) ha obiettivi tutti suoi e a volte genera situazioni grottesche.</p>
<p>A me non interessa affatto chi abbia ragione e men che meno schierarmi.</p>
<p>Mi interessa condividere con te che tutto questo è una <strong>dimostrazione pratica</strong> di quelli che per anni <strong>sono sembrati discorsi filosofici</strong> di noi &#8220;addetti ai lavori&#8221;.</p>
<p>Quoto (e adatto) una parte del commento che ho lasciato sul post originale:</p>
<blockquote><p>Siamo tutti <strong>dipendenti dalla ricerca come mediatore</strong> <strong>e la sostituiamo</strong> – come si sta facendo in questo caso – <strong>al fatto stesso che le informazioni esistano</strong> (!).<br />
Una sorta di “sono su Google quindi esisto”. Il &#8220;<strong>Google ergo sum</strong>&#8221; che si usava per fare scena nelle presentazioni SEO 6/7 anni fa.</p>
<p>In realtà anche se le pagine sono fuori dall’indice di Google sono rintracciabili navigando sul sito.<br />
<strong>Quindi le informazioni ci sono, esistono e sarebbero raggiungibili.<br />
<span style="font-weight: normal;">Solo non sono indicizzate su Google e questo </span>porta all&#8217;assunto (semplicistico) che non esistano affatto!</strong></p>
<p>Non sto dando ragione a nessuno, solo vi spingo a una riflessione.</p>
<p>Per finire, una nota sul Garante.<br />
Che senso avrebbe disindicizzare i contenuti per una norma sulla privacy se poi sono comunque pubblicati sul sito?<br />
In altre parole: esiste solo <strong>una privacy su Google</strong> (visto che i contenuti sono comunque pubblicati)?<br />
Quindi <strong>anche il garante è caduto nell’errore comune di dare diritto di esistenza solo a quello che finisce su Google</strong>?</p></blockquote>
<p>La provocazione era necessaria.<br />
E&#8217; ovvio a tutti che togliere dagli indici dei motori un contenuto lo rende praticamente introvabile.</p>
<p>E&#8217; altrettanto ovvio che non possiamo demandare a Google come se niente fosse tutto questo potere &#8211; quello di <strong>determinare nei fatti l&#8217;esistenza o meno di una informazione</strong> anche se pubblicata in un sito &#8211; senza preoccuparci di quanto siamo <strong>incoscienti </strong>a farlo (perché non pensiamo, beninteso).</p>
<p>Vorrei quotare un paio di righe che <a href="http://www.totale.it/il-precariato-editoriale-e-la-responsabilita-sociale-nellera-di-google-50.html" target="_self">ho scritto <strong>tre </strong>anni fa</a> e che calzano come un guanto nel caso in oggetto:</p>
<blockquote><p>Google – come (oramai) <strong>unico</strong> veicolo di distribuzione del proprio (di chi scrive, nda) pensiero/idee/iniziative – non dovrebbe avere nei fatti una <strong>responsabilità sociale</strong> per il servizio che eroga <strong>non</strong> come impresa privata ma come vero e proprio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ganglio" target="_blank">ganglio</a> dell’Internet planetaria?</p>
<p>La sua funzione <strong>insostituibile</strong> non dovrebbe essere vista per qualcosa che va oltre la mera autonomia imprenditoriale?</p>
<p>Ci stiamo accorgendo di <strong>quanto vale</strong> Google al di là di quello che ci dice il Nasdaq?</p></blockquote>
<p>Nel caso sollevato da Pasteris c&#8217;è quindi anche questo aspetto che andrebbe tenuto a mente.<br />
Non c&#8217;è una soluzione immediata e indolore.<br />
Ma almeno <strong>saperlo aiuta ad avere un&#8217;opinione </strong>e a non cadere nell&#8217;assunto che <em>così è e così dev&#8217;essere</em>.</p>
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          if (d.getElementById(id)) {return;}
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          js.src = "//connect.facebook.net/en_US/all.js#xfbml=1";
          fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs);
        }(document, "script", "facebook-jssdk"));</script>
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		<item>
		<title>Quanti anni hanno gli iscritti ai Social Network?</title>
		<link>http://www.totale.it/quanti-anni-hanno-gli-iscritti-ai-social-network-1740.html</link>
		<comments>http://www.totale.it/quanti-anni-hanno-gli-iscritti-ai-social-network-1740.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 11:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[Social Network che funzionano]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[età media]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[linkedin]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[utenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Disclaimer: sono dati Statunitensi. Sarebbe interessante confrontarli con quelli di casa nostra ma non la vedo facile.
Comunque, quello che segue è il risultato di un&#8217;indagine estremamente interessante sulla distribuzione di età degli utilizzatori dei più frequentati Social Network del pianeta.

Lo sapevi che l&#8217;età media di chi usa Twitter è di 39 anni?
E che gli utenti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Disclaimer: sono dati Statunitensi. Sarebbe interessante confrontarli con quelli di casa nostra ma non la vedo facile.</em></p>
<p>Comunque, quello che segue è il risultato di un&#8217;indagine estremamente interessante sulla distribuzione di età degli utilizzatori dei più frequentati Social Network del pianeta.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1742" title="Grafico dell'età degli utilizzatori dei Social Network" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/eta-social-network.gif" alt="" width="500" height="431" /></p>
<p>Lo sapevi che l&#8217;età media di chi usa <strong>Twitter </strong>è di <strong>39 </strong>anni?</p>
<p>E che gli utenti di <strong>Facebook </strong>sono in media <strong>trentottenni</strong>?</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1743" title="Età media per Social Network" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/eta-media-social.gif" alt="" width="500" height="344" /></p>
<p>Questo riconferma quello che gli addetti ai lavori già (più o meno) sapevano e <strong>smentisce un luogo comune</strong> che ha sempre rallentato lo sviluppo della Rete e dei suoi strumenti &#8220;for business&#8221;.</p>
<p>Annotiamolo per bene: <strong>sui SN non ci sono solo i ragazzini, anzi.</strong></p>
<p><a href="http://valoriprimilab.blogspot.com/2010/02/leta-degli-utenti-dei-social-network-in.html" target="_blank">Via </a>+ <a href="http://royal.pingdom.com/2010/02/16/study-ages-of-social-network-users/" target="_blank">fonte</a></p>
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		</item>
		<item>
		<title>Alcuni dati interessanti sull&#8217;Internet 2009</title>
		<link>http://www.totale.it/alcuni-dati-interessanti-sullinternet-2009-1700.html</link>
		<comments>http://www.totale.it/alcuni-dati-interessanti-sullinternet-2009-1700.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 24 Jan 2010 18:06:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricerche]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[2009]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[e-mail]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[spam]]></category>
		<category><![CDATA[twitter]]></category>
		<category><![CDATA[utenti facebook]]></category>
		<category><![CDATA[video]]></category>
		<category><![CDATA[youtube]]></category>

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		<description><![CDATA[Chi ci lavora dentro queste cose le sente/legge ma ho pensato bene di pubblicare comunque qualche dato riassuntivo su cosa è successo in rete nel 2009 analizzando l&#8217;uso che se ne è fatto.
Per me sono numeri pesanti come macigni che dovrebbero far riflettere un attimino oppure, almeno, sorridere.
Bene, partiamo.
Nel 2009 che si appena concluso:

Ogni giorno sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi ci lavora dentro queste cose le sente/legge ma ho pensato bene di pubblicare comunque qualche dato riassuntivo <strong>su cosa è successo in rete nel 2009 analizzando l&#8217;uso che se ne è fatto.</strong></p>
<p>Per me sono numeri pesanti come macigni che dovrebbero far riflettere un attimino oppure, almeno, sorridere.</p>
<p>Bene, partiamo.</p>
<p>Nel 2009 che si appena concluso:</p>
<ul>
<li><strong>Ogni giorno</strong> sono state inviate <strong>247 miliardi</strong> di e-mail &#8230;di cui circa <strong>200 </strong>miliardi &#8211; sempre al giorno &#8211; sono state <strong>spam</strong></li>
<li>La quarta piattaforma software per web server nel mondo è <strong>Google GFE </strong>(proprietaria di Google) cioè <strong>circa il 6% dei web server mondiali è usato da Google per la sua infrastruttura dati</strong>.</li>
<li>I navigatori, nel mondo, sono <strong>1,73 miliardi</strong> in crescita del 18% rispetto al 2008 &#8230;di questi, solo il 14,6% vive in Nord America. Europa con il 24,1% e Asia con il 42,6% letteralmente stracciano un luogo comune.</li>
<li>27 milioni di tweet al giorno&#8230; ma il 57% di utenti Twitter sono circoscritti nei soli Stati Uniti quindi lo strumento è tutt&#8217;altro che diffuso nel resto del globo.</li>
<li>Gli iscritti a <strong>Facebook </strong>sono &#8220;solo&#8221; 350 milioni ma il 50% di loro si loggano almeno una volta al giorno (conta la qualità a volte, no?)</li>
<li>Gli utenti di Facebook caricano la straordinaria cifra di <strong>2,5 miliardi di nuove foto ogni mese</strong> sul SN.</li>
<li>Youtube gira al ritmo di <strong>1 miliardo di video visti ogni giorno</strong> (!) rendendo decisamente critica la sua sostenibilità economica come tutti sappiamo/immaginiamo <img src='http://www.totale.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </li>
</ul>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-1702" title="Navigatori Internet per continente/regione" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/navigatori-internet-per-continente.jpg" alt="" width="480" height="248" /></p>
<p>Fonte: <a href="http://royal.pingdom.com/2010/01/22/internet-2009-in-numbers/" target="_blank">Royal Pingdom</a> che ha messo insieme un po&#8217; di dati raccolti e pubblicati da fonti eterogenee.</p>
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    </div>]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Indicatori economici: bisognerebbe chiedere a Google</title>
		<link>http://www.totale.it/indicatori-economici-bisognerebbe-chiedere-a-google-1689.html</link>
		<comments>http://www.totale.it/indicatori-economici-bisognerebbe-chiedere-a-google-1689.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2010 14:03:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Search Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[indicatori]]></category>
		<category><![CDATA[investimento per-click]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.totale.it/?p=1689</guid>
		<description><![CDATA[
Da sempre il mondo degli affari, la società e la politica si affidano a indicatori economici, forecast e rating fornite da agenzie private specializzate, banche d&#8217;affari o uffici studi di Stati o associazioni (come Confindustria).
Il problema di questi indicatori, come ampiamente dimostrato in più casi, è che sono sempre in ritardo, imprecisi (troppa statistica fa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img title="Crescita economica mondiale e produzione di petrolio" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/crescita-economica-mondiale-e-petrolio.jpg" alt="" width="400" height="300" /></p>
<p>Da sempre il mondo degli affari, la società e la politica si affidano a indicatori economici, forecast e rating fornite da agenzie private specializzate, banche d&#8217;affari o uffici studi di Stati o associazioni (come Confindustria).</p>
<p>Il problema di questi indicatori, come ampiamente dimostrato in più casi, è che sono sempre <strong>in ritardo</strong>, <strong>imprecisi </strong>(troppa statistica fa male) e &#8211; come nel caso emblematico delle stime sul PIL degli ultimi anni &#8211; <strong>corrette a priori</strong> dopo che il dato oggettivo smentiva la stima.</p>
<p>Anche una <strong>scarsa segmentazione</strong> degli indici è un ulteriore problema: come sta andando uno specifico settore oggi?<br />
Con una buona associazione di categoria (ben partecipata da tutti i player, grandi e piccoli che siano) questo dato lo posso arrivare a sapere. Ma a priori, molto a priori. Niente real time&#8230; e quindi <strong>meno valore</strong> al dato.</p>
<p>Però esiste un entità, nel mondo conosciuto, che ha tutti i dati sull&#8217;andamento dei singoli settori &#8211; anche quelli più di nicchia &#8211; precisi e aggiornati in tempo reale.<br />
<strong> E&#8217; Google.</strong></p>
<p>Grazie a una grande capillarità dei suoi strumenti di Advertising come Adwords (lo strumento è disponibile e utilizzato anche dai &#8220;piccoli&#8221; in tutti i settori) e dalla sua ampia diffusione nell&#8217;orbe terracqueo, Google riesce a misurare le variazioni <strong>quotidiane </strong>sull&#8217;andamento delle diverse industry semplicemente verificando i budget o &#8211; più semplicemente &#8211; <strong>la fluttuazione dei CPC</strong> delle keyword &#8220;core&#8221; che identificano uno specifico settore.</p>
<p>Vuoi sapere se il credito/finance stamattina è in ripresa? Basta leggere il dato legato al CPC delle keyword mutui/finanziamenti e compararlo con quello &#8230;anche solo di ieri.</p>
<p>D&#8217;altronde Google raccoglie da solo <a href="http://searchengineland.com/google-gets-75-of-paid-search-clicks-dollars-report-33780" target="_blank">3/4 dello spending complessivo in pay-per-click mondiale</a> e quindi il dato calcolato su una mole significativa di dati.</p>
<p><img title="Spending in Paid Click al mondo" src="http://www.totale.it/wp-content/uploads/paid-spend.png" alt="" width="463" height="269" /></p>
<p>Questa mole di dati sono tutti qualitativi, segmentabili per Paese, per micro-settore (si arriva alla keyword in effetti) ecc. nel tempo e con una granularità inarrivabile per chiunque altro.</p>
<p>In realtà si potrebbe cavillare che le aziende che investono online non siano abbastanza per poter essere considerate un campione significativo (come si dice spesso delle ricerche su campioni online vs offline). A questo si può controbattere che la presenza online di moltissimi operatori di un settore unita alla presenza di una eventuale ripresa degli investimenti pubblicitari di un settore può essere sufficiente per dimostrare che quel settore è in crescita/ripresa, almeno nei giorni monitorati (domani volendo si può vedere un fenomeno opposto).</p>
<p><strong>E&#8217; come se l&#8217;asta PPC fosse assimilabile al mercato borsistico.</strong><br />
D&#8217;altronde è un incontro di domanda e offerta e alla fine del tutto si può vedere se è aumentato o diminuito il valore complessivo di una industry/settore, come se fosse un titolo.</p>
<p>A questo, cosa ancor più sorprendente, Google può connettere le informazioni specifiche sulle ricerche raccolte e misurare l&#8217;interesse qualitativo ma anche quantitativo verso una tipologia di prodotto/servizio, un settore o, sempre, un intero sistema paese.</p>
<p>A prescindere dai timori sulla privacy, un importante side effect della sindrome da &#8220;grande fratello&#8221; che sta accompagnando Google da un po&#8217; a questa parte, è la grande possibilità che offre l&#8217;intelligence su tutti i dati con una qualche rilevanza economica che rende Big G un&#8217;azienda unica &#8230;anche perché non sbandiera questa possibilità e quindi non fa uscire alcun dato all&#8217;esterno.</p>
<p>Forse è il caso di guardare Google in modo (ancora) diverso &#8230;e di lasciar da parte la discussione &#8211; per me solo <strong>superficiale </strong>- legata alla privacy e i dati personali.</p>
<p>Sicuramente c&#8217;è molto di più da dire&#8230; io ho solo buttato giù di getto le basi per un discorso.<br />
Tu cosa ne dici? Ne parliamo?</p>
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		<title>La maggior parte delle persone non vede Internet come noi</title>
		<link>http://www.totale.it/la-maggior-parte-delle-persone-non-vede-internet-come-noi-1622.html</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Oct 2009 15:25:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[browser]]></category>
		<category><![CDATA[cultura digitale]]></category>
		<category><![CDATA[google]]></category>
		<category><![CDATA[interviste]]></category>
		<category><![CDATA[new york]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; tragicamente vero.
Questo video è stato realizzato da Scott, un dipendente di Google, che in piena Times Square a New York (e quindi non certo nelle lande desolate del nostro paese) ha fermato una cinquantina di persone per chiedere cosa fosse un browser.
Consiglio di guardarlo bene e fino in fondo a tutti quelli che in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; tragicamente vero.</p>
<p>Questo video è stato realizzato da Scott, un dipendente di Google, che in piena Times Square a New York (e quindi non certo nelle lande desolate del nostro paese) ha fermato una cinquantina di persone per chiedere cosa fosse un <strong>browser</strong>.</p>
<p>Consiglio di <strong>guardarlo bene e fino in fondo</strong> a tutti quelli che in un qualche modo lavorano nel digitale.<br />
<object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="315" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/o4MwTvtyrUQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="315" src="http://www.youtube.com/v/o4MwTvtyrUQ&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p><small><a href="http://www.seobook.com/you-arent-average" target="_blank">via Seobook</a></small></p>
<p>I risultati sono scioccanti: <strong>solo l&#8217;8%</strong> dei newyorkesi interpellati sa cosa sia un browser.</p>
<p>Peggio, in diversi confondono un browser con Google e dichiarano risposte a volte veramente strampalate.</p>
<p>Sulla domanda diretta di quale sia la differenza fra un browser e un motore di ricerca (o addirittura anche solo con Google) ha dato risultati altrettanto scioccanti.<br />
<strong> Che browser usi? Google.</strong></p>
<p>A parte il buon esempio di giornalismo di strada, ci dobbiamo porre il problema più &#8220;allargato&#8221; di come ragioniamo nel nostro mondo chiuso e di come la stragrande maggioranza delle persone trovi ancora difficoltà a distinguere cose ovvie per noi.</p>
<p>Visti i risultati negli <em>evoluti </em>States, in piena NY, cosa dobbiamo aspettarci da un analogo esperimento sociale nel centro di Milano? O in provincia?</p>
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		<title>Internet sorpassa la TV in UK e lo annuncia anche la BBC</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 17:30:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nereo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Advertising online]]></category>
		<category><![CDATA[società digitale]]></category>
		<category><![CDATA[bbc news]]></category>
		<category><![CDATA[budget pubblicitari]]></category>
		<category><![CDATA[Guy Phillipson]]></category>
		<category><![CDATA[iab uk]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[tv]]></category>

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Anche se sono sicuro di aver letto diverse analisi negli anni scorsi che, giocando un po&#8217; coi numeri, avevano &#8220;confermato&#8221; questa notizia, ieri è diventato ufficiale il sorpasso degli investimenti su Internet rispetto a quelli in TV &#8230;ma in UK.
25,3% per Internet contro un 21,9% della TV durante il primo semestre 2009.
L&#8217;evento è epocale: il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="500" height="405" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QckwFIhY928&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="500" height="405" src="http://www.youtube.com/v/QckwFIhY928&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;rel=0&amp;color1=0x234900&amp;color2=0x4e9e00&amp;border=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>Anche se sono sicuro di aver letto diverse analisi negli anni scorsi che, giocando un po&#8217; coi numeri, avevano &#8220;confermato&#8221; questa notizia, ieri è diventato ufficiale il <strong>sorpasso degli investimenti su Internet rispetto a quelli in TV</strong> &#8230;ma in UK.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">25,3% per Internet contro un 21,9% della TV durante il primo semestre 2009.</span></h2>
<p>L&#8217;evento è epocale: il video di cui sopra è la <strong>BBC News</strong> che da la notizia e intervista <strong>Guy Phillipson</strong>, CEO di IAB UK su come sia stato possibile.</p>
<p>Va notato che Guy Phillipson nella sua intervista segmenta i budget UK solo fra Display, Classified e Search sottolineando molto bene come sia stato il Search a crescere in modo decisivo.</p>
<p>Il <a href="http://www.iabuk.net/en/1/adspendgrows300909.mxs" target="_blank">comunicato sul sito di IAB UK</a> è molto più esteso come contenuti rispetto a quello che ha passato l&#8217;Ansa in Italia e merita alcune segnalazioni.</p>
<p>Lo share di Internet in Gran Bretagna dovrebbe assestarsi a fine anno a un clamoroso <strong>23,5%</strong> (a fronte di una percentuale italiana che è ancora molto lontana dalle due cifre) per un totale, nel primo semestre dell&#8217;anno, di 1,75 miliardi di sterline pari a 1,9 miliardi di euro.</p>
<h2><span style="font-weight: normal;">Il 62,6% di questo budget Internet complessivo è stato investito canale Search cioè la bellezza di 1,2 miliardi di euro in un semestre</span></h2>
<p>E dire che è dagli anni &#8217;80 che facciamo la gara con la Gran Bretagna nella classifica dei paesi più industrializzati.<br />
Ci faccio una risata sopra e mi rimbocco le maniche.</p>
<p>Ah,  l&#8217;analisi di IAB individua anche i fattori chiave di questo successo come l&#8217;accesso a una banda larga diffuso ed economico che ha influenzato anche un boom dell&#8217;acquisto online negli eCommerce. Su questo punto credo dovremo fare qualcosa di più che lamentarci ma provare a fare un&#8217;azione seria verso i nostri governanti per limitare i privilegi delle compagnie telefoniche e liberalizzare maggiormente il mercato perché stanno <strong>causando un danno enorme al paese e alle possibilità che ha di riprendersi</strong>.</p>
<p>Sentivo giusto ieri di una nuova tornata di incentivi al mercato dell&#8217;automobile in vista per l&#8217;anno prossimo.<br />
E&#8217; una strategia datata e di breve periodo.<br />
<strong>Perché non incentivare gli investimenti tecnologici e magari anche la concorrenza? </strong></p>
<p>Questo settore è in crescita, produce valore e occupazione anche di questi tempi e di conseguenza genera tasse per lo Stato.<br />
<strong> In Irlanda sono passati in 10 anni dalle mucche alle dot com.<br />
Noi?</strong></p>
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