Basta che vi decidete?


Scritto il 27 giugno 2007 alle 18:24 da Nereo  |   View blog reactions



Visto che questo non è (solo) un blog di Search Marketing e visto che non mi vergogno a parlare di un argomento vecchio di più di 10 giorni – un’idiosincrasia tipica dei blogger notiziaioli - quoto integralmente il fantastico intervento di Massimo Gramellini che ha trovato spazio addirittura in prima su La Stampa (ho ritagliato a manina il riquadro di fondo pagina) dello scorso 13 giugno.

Sarà scontato rimarcarlo ma qua si parla di quello sparuto gruppetto di talebani della grammatica (in periodi meno globalizzati si usavano i paladini) che viene ancora percorso da un brivido sulla schiena quando sente certe cose…  un po’ come l’urlo del gesso sulla lavagna da bambini.

Giornalisti, copy, speaker, persone-che-parlano-in-pubblico-a-qualsiasi-titolo, questo appello è per voi: non ve ne accorgete neppure più?

Comunque, tornando al pezzo di Gramellini, ne condivido sia il senso che il tono fresco e (auto)ironico e perciò:


Basta che vi decidete

I resistenti della grammatica – un gruppo di ecologisti del linguaggio e nostalgici dell’italiano che fu – scrivono dal confino per denunciare l’ultima strage perpetrata in questi giorni alla radio. Una pubblicità spiega le possibili destinazioni del Tfr (Trattamento di fine rapporto o, più realisticamente, Tanto finiremo rovinati) e invita gli ascoltatori a scegliere, con lo slogan: «Basta che vi decidete».Anche chi pensa che il congiuntivo sia una malattia degli occhi dovrebbe avere cura almeno delle orecchie e sobbalzare al suono di quelle sillabe stonate: «deci-dete» invece di «deci-diate». Capita a tutti di sbagliare una «consecutio» mentre si parla in diretta alla radio o si scrive di corsa su un giornale. Ma in questo caso la frase sgrammaticata non è un incidente. C’è una persona che l’ha pensata e altre che l’hanno valutata, discussa e approvata. C’è un attore che l’ha letta, un fonico che l’ha registrata, un tecnico che l’ha messa in onda. Possibile che nessun milite ignoto di questo sterminato esercito abbia tossicchiato il proprio dissenso, per rispetto di sé o della maestra elementare? Si fa strada un’ipotesi ancora più agghiacciante. Che gli inventori dello spot sapessero benissimo di commettere uno strafalcione. Ma lo abbiano inanellato apposta, per avvicinare il messaggio al grande pubblico che ha ormai espulso il congiuntivo dai suoi discorsi. Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi, diceva Brecht. Chissà come ne avrebbe definito uno che, per rendersi simpatico, ha bisogno di analfabeti.

Massimo Gramellini – La Stampa – 13 giugno 2007

Technorati Tags: congiuntivo, massimo gramellini, la stampa



Share on FriendFeed

icona feed RSS Aggiungi il feed al tuo aggregatore!



Postato il 27 giugno 2007 alle 18:24 all'interno della categoria Pensieri sparsi.
Puoi seguire i commenti a questa discussione sottoscrivendo il feed.
Puoi dire la tua o fare un trackback dal tuo blog.

Get Adobe Flash player