Banche fuori dal mondo (e una riflessione)
Il mondo che ci gira attorno e nel quale siamo inseriti è rigido e lento a recepire i cambiamenti.
Ne è dimostrazione il fatto che diverse realtà letteralmente fuori dal mondo continuino ad avere clienti.
Li hanno perché siamo oramai spaccati in due: uno sparuto gruppo di uomini e donne digitali e il resto della società analogica che continua a vivere nelle proprie – costose - certezze.
Un esempio solo: la mia “vecchia” banca dove ho un conto di servizio che per motivi vari tengo ancora aperto (ma per poco), mi comunica oggi che:
- Il mio tasso creditore passa allo 0.02% (!)
- L’invio dell’estratto conto cartaceo costerebbe 1,84 € e che quello che io ho richiesto in digitale ha comunque un costo di 0,50 €. Assurdo.
Non è importante il nome della banca che non farò (e che però lavora molto, almeno dalle mie parti).
E’ importante la lezione che si impara.
Primo, quando qualcuno mi viene a dire no, grazie, sto bene lo stesso a non usare Internet dovrebbe calcolare anche quanto gli costa tutto questo in termini di risparmi, opportunità , miglior accesso alle informazioni ecc. ecc. ecc. che la rete gli offrirebbe e che lui rifiuta.
In secondo luogo però, mi porta a una grossa autocritica: siamo nel posto giusto e abbiamo nei fatti un buon vantaggio competitivo ma il grosso del mondo va ancora in un’altra direzione e l’inerzia lo segue. A volte mi sembra di essere un predicatore nel deserto… quando non passo per maghetto.
Ho il dubbio che le battaglie vere saremo destinati a perderle ancora per un discreto periodo, nonostante qualcuno si senta già di aver vinto.
Diceva il saggio: mai affrontare l’onda, ti farà a pezzi. Seguine la direzione.
A frequentare troppo l’ambiente online si ha quasi la percezione che l’onda più grossa del cambiamento sia la nostra – destinata ad abbattersi sul castello di sabbia analogico – mentre invece potremmo essere noi il flusso controcorrente. Perché l’onda (e la sua dannata inerzia) è quella che ci sbatterà  ancora in faccia.
Vabbé, basta polemiche. Chiudo il vecchio conto e continuo a remare

2 commenti ↓
Ne parlava Paul The Wine Guy proprio qualche giorno fa. Discussione lunga e per certi versi deprimente, ma con molti spunti interessanti…
http://www.paulthewineguy.com/post/87535242/curiosity-could-save-the-web
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Grazie Martino, ho letto tutto adesso.
Sacrosanto.
La discussione può apparire deprimente ma non ha senso non analizzare correttamente i sintomi perché si ha paura della diagnosi. E’ così.
Sono in molti a pontificare rivoluzioni culturali che però non diventano mainstream.
Me lo annoto da qualche parte perché non voglio dimenticarmelo e caderci (troppo spesso) anche io.
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