Al giornalismo online manca una dimensione


Scritto il 13 agosto 2010 alle 12:22 da Nereo  |   View blog reactions



Oggi è stato pubblicato un articolo “bomba”  con lancio direttamente in home page di Repubblica, appena sotto all’affaire Fini-Berlusconia firma di Fabio Tonacci e Marco Mensurati (ndr: che non conosco).

Ecco il Grande fratello Google
Ci scheda per la pubblicità

Gli identikit conservati un anno e mezzo in 450mila server. Chi va in rete viene inseguito da inserzioni dedicate. Esiste un’operazione per disattivare il tracciamento ma è a carico dell’utente. Gusti, orientamenti sessuali e religiosi.

I temi sono scottanti e il riferimento “buttato lì” nell’occhiello ai gusti e orientamenti sessuali e religiosi inquieterà parecchi.

Il problema non è la querelle Repubblica-Google che ha una storia probabilmente molto più complessa di come la vedono i comuni mortali ;-)

Quello che mi ha infastidito è la possibilità che un giornalista ha oggi di descrivere fatti o di pubblicare considerazioni senza dover documentare (leggi: linkare) uno straccio di fonte.

In altre parole: chi fa inchiesta sul giornalista d’inchiesta? ;-)

A un certo punto si legge:

Perché Google ha venduto di recente alcuni server alla Cia e alla National Security Agency?

Boh? Io proprio non lo so. Che server sono? Magari è un Search Appliance per la ricerca sul sito.
Dove l’hai letto? Mi aiuti a saperne di più?

Mi piacerebbe approfondire… ma – gasp! – l’articolo è online ma non è un ipertestoNon c’è un link alla fonte o a qualche approfondimento.

Aspetta. Ma allora, che differenza c’è con un’illazione?  …con un rumor?

Caspita. Sei un giornalista che scrive un pezzo per il sito. Fai un’indagine su Google. Scrivi parole pesanti su temi delicati. Perché non mi dai la possibilità di approfondire?
Perché io voglio capire davvero. Non è che credo supinamente a quello che scrivi.

Ho già “discusso” con Zambardino anni fa quando diede del genio a Calzolari.
Massimo rispetto per i giornalisti e per il lavoro di inchiesta ma io sono ing. e ho dei difetti da ing: su queste cose tecnologiche vorrei un po’ di rigore.
Quindi leggo le fonti e cerco di capire cosa ci sia dietro.

Al giornalismo online manca una dimensione. Quel foglio è ancora di carta anche se pubblicato online.

L’ultimo dei blogger ha un rigore maggiore: scrive e cita. Argomenta, linka, si apre al dibattito e alla critica.

Per approfondire e sviscerare l’argomento non ti resta che andare a leggere (e scrivere!) su Friendfeed ad es.

PS:  Dall’articolo parrebbe che Google incroci i dati per ottenere tutte queste informazioni

Su un altro computer – dotato di un software in grado di fare il profiling – abbiamo potuto vedere con gli occhi di Google.

Ma non esiste una prova che sia una del fatto che Google incroci i dati. Usare un sw di profiling non vuol assolutamente dire “vedere con gli occhi di Google”.
Probabilmente G incrocia ed è verosimile che passi qualche dato alla NSA per questioni di sicurezza nazionale ma non ci sono prove anche se l’articolo scrive come se fosse così.

Quoto Mantellini in un commento su FF:

Se a Repubblica non si fossero gia’ da tempo giocati ogni credibilita’ nella loro eterna partigianeria contro Google sarebbe un articolo quasi normale



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Postato il 13 agosto 2010 alle 12:22 all'interno della categoria Pubblicità 2.0, società digitale.
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  • http://www.andreavit.com/blog/ Andrea Vit

    E’ proprio vero…questi giornalisti non perdono mai l’occasione per palesare la loro lontananza al mondo della tecnologia, in special modo dei motori di ricerca (oggetto misterioso per la stampa da sempre)…
    Ottimo spunto di frustraz-rifless-ione :-)

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  • Frankie

    Lungi da me difendere i giornalisti ma affermare che “L’ultimo dei blogger ha un rigore maggiore: scrive e cita” è un’affermazione un po’ forte (specialmente se si parla di blogger italiani)…

    Sono d’accordo che i quotidiani italiani debbano ancora scoprire gli ipertesti (anche smettere di rippare i video da Youtube aiuterebbe non poco ad aumentare la loro credibilità) ma è anche vero che non si può inserire un link a tutto. I rapporti fra Google e Servizi di sicurezza USA sono ben noti da vari mesi e un articolo non puo’ diventare come una pagina di Wikipedia in cui vengono linkati (giustamente in questo caso) anche argomenti molto noti.

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